Dieci anni di welfare aziendale: più efficacia, più impatto, più valore per imprese, lavoratori e comunità

Il 1 luglio è stato presentato a Roma il Rapporto Welfare Index PMI 2026, l’iniziativa sullo stato del welfare nelle PMI italiane, promossa da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e con la partecipazione delle principali Associazioni di categoria italiane: Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio.

A 10 anni dalla sua nascita, Welfare Index PMI si conferma la ricerca più approfondita sul welfare aziendale delle PMI italiane che ha visto la partecipazione alla rilevazione 2025-2026 di 7.087 imprese, tra cui 100 Welfare Champion che si sono distinte per le iniziative di valore attivate all’interno dell’azienda.

Un traguardo importante che Generali ha voluto celebrare alla presenza di Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Ministro per le riforme istituzionali e la Semplificazione Normativa, Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive e alle Pari Opportunità di Roma Capitale, che hanno aperto l’evento con i saluti istituzionali.

La ricerca 2026 ha confermato il consolidamento degli effetti di un welfare strategico in grado di generare valore condiviso, trasformando le iniziative in risultati concreti per le imprese, i lavoratori, le famiglie e le comunità.
Da questi risultati è nato il titolo del Rapporto 2026: Il welfare aziendale che genera valore. Le PMI vincono la sfida: dalla consapevolezza all’impatto.
Attraverso 113 tavole di visualizzazione dei dati e 23 schede sui Welfare Champion, è stato possibile tracciare un quadro preciso e aggiornato del welfare aziendale in Italia che, dopo 10 anni, si trova in una fase di impatto con il 76,5% delle PMI con un livello almeno medio di welfare.

Dall’analisi emerge una nuova consapevolezza del ruolo sociale delle imprese italiane e come il welfare aziendale sia cresciuto in profondità ed efficacia e sia sempre più associato alla capacità di generare impatto sociale. Oltre 4 imprese su 10 raggiungono livelli elevati di impatto sociale, misurati attraverso indicatori relativi al benessere dei lavoratori, alla qualità delle relazioni interne, all’inclusione, alla sostenibilità delle filiere e al contributo fornito alle comunità locali.

Oggi più che mai, in un contesto caratterizzato dall’aumento dei bisogni legati a salute, assistenza, conciliazione vita-lavoro, educazione e previdenza, il welfare aziendale può contribuire a rafforzare le reti di protezione sociale.

La novità introdotta quest’anno è stata la premiazione delle due tesi di laurea magistrale dedicate al welfare aziendale che si sono distinte per pertinenza, originalità, metodologia e chiarezza espositiva:

  • Dal dovere al valore: l’evoluzione del welfare da incentivo economico a leva strategica di performance ed etica del lavoro di Matteo Motteran dell’Università degli studi di Verona;
  • Révolution: il sogno dell’evoluzione, verso una nuova era del welfare aziendale italiano di Elena Ducci dell’Università degli studi di Firenze.

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