Anche gli stagisti e i somministrati rientrano tra i beneficiari del welfare aziendale

Raffica di chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale – con la risposta a interpello n. 956-1279/2018 (riportata al n. 10 sul sito web della stessa Agenzia) del 25 gennaio scorso.

Anzitutto, via libera al regolamento aziendale predisposto unilateralmente dal datore di lavoro ai fini dell’integrale deducibilità dal reddito di impresa delle spese in beni e servizi a favore dei dipendenti. Poi: anche gli stagisti e i somministrati rientrano tra i beneficiari del Welfare aziendale. Infine: stop alla categoria “mista” amministratore-cococo e manager-dipendente in quanto non omogenea.

Sul primo chiarimento, l’istante dell’interpello ha chiesto il parere dell’Agenzia delle Entrate sul regolamento aziendale predisposto unilateralmente – anche se in adempimento di un obbligo “negoziale” giusto quanto precisato dalla circolare n. 28/E/2016 della stessa Agenzia – per poter usufruire della piena deducibilità dal reddito d’impresa delle spese sostenute in Welfare aziendale. Al riguardo, specifica che il documento non è stato avallato né tanto meno condiviso con nessuna organizzazione sindacale. Il regolamento, di durata annuale con tacito rinnovo salvo disdetta, vincola l’azienda per tutta la sua durata temporale in quanto una volta acquisito dai lavoratori assume natura di contratto, quindi fonte di obbligo negoziale. Ebbene, sulla base del presupposto che il regolamento non sia modificato in peius a danno dei dipendenti nel periodo di vigenza dello stesso, l’Agenzia delle Entrate ritiene che il valore dei benefits sia integralmente deducibile ai sensi dell’art. 95 del TUIR e non limitatamente al 5 per mille delle spese per prestazioni di lavoro dipendente, come invece stabilito dall’art. 100, comma 1, TUIR.

In merito al secondo chiarimento, anche gli stagisti titolari di reddito assimilato a quello di lavoro dipendente nonchè i lavoratori somministrati – malgrado non risultino legati al datore di lavoro erogante da un rapporto di lavoro dipendente – rientrano a pieno tra i beneficiari del Welfare aziendale.

Stop infine alla categoria definita “manager” dall’istante, composta dall’amministratore unico e dal direttore lavoratore dipendente, con conseguente concorrenza al reddito del valore dei servizi loro offerti. Secondo l’Agenzia delle Entrate, tale categoria non risulta omogenea, ne fanno infatti parte sia un soggetto non legato all’azienda da un rapporto di subordinazione sia un lavoratore dipendente per quanto di alto livello.  Alla luce di ciò, se i benefits specificamente destinati all’amministratore e al direttore fossero stati offerti anche agli altri dipendenti oppure se il piano Welfare fosse stato mirato alla generalità dei lavoratori (ivi incluso l’amministratore) come invece non è stato, tutti avrebbero goduto della non imponibilità dei beni e servizi offerti dal datore di lavoro perché in questi casi non ci sarebbe stata la necessità di ricorrere all’individuazione di una o più “categorie”.

Claudio Della Monica
Consulente del Lavoro – Della Monica & Partners srl STP