Dopo la presentazione nazionale dei dieci anni di Welfare Index PMI e della presentazione del Rapporto Welfare Index PMI 2026, che si è tenuta il 1° luglio a Roma, il giorno successivo, giovedì 2 luglio l’attenzione si è spostata sulla Campania con la presentazione a Napoli del primo Rapporto dedicato alle piccole e medie imprese della regione.
È stata l’occasione per approfondire l’evoluzione del welfare aziendale in Campania e per approfondire il contributo delle PMI al benessere delle persone, delle famiglie e delle comunità locali.
Le imprese campane hanno partecipato con continuità crescente al progetto Welfare Index PMI: nel 2016 erano 67, nell’edizione 2026 sono 406 le imprese coinvolte.
Durante la presentazione della ricerca, è emerso che le PMI regionali hanno raggiunto un livello di welfare alto o molto alto pari al 31,5%, una quota superiore alla media del Sud e Isole (28,9%) e vicina a quella nazionale (33,9%).
In dieci anni le aziende con livello alto sono più che raddoppiate e quasi otto imprese su dieci hanno raggiunto almeno un livello medio di welfare.
Il dato più rilevante è la diffusione in Campania delle iniziative dedicate alla conciliazione vita-lavoro, ai diritti, alla diversità e all’inclusione, con livelli superiori alla media nazionale: tre aree ad alto contenuto di responsabilità sociale verso i lavoratori e le loro famiglie che segnano un’evoluzione del welfare aziendale sempre più coerente con i bisogni dei dipendenti, rafforzando le capacità gestionali e coinvolgendo sempre più lavoratori e comunità.
Durante l’evento di presentazione del Rapporto Welfare Index PMI – Roma, 1° luglio 2026 – è stata introdotta una novità dedicata ai giovani: il Premio Generali Italia Welfare Aziendale a favore di tesi di laurea magistrale.
Il riconoscimento ha dato la possibilità a due giovani neolaureati di salire sul palco ed essere premiati come autori delle due migliori tesi di laurea magistrale dedicate al welfare aziendale che si sono distinte per pertinenza, originalità, metodologia e chiarezza espositiva.
Il progetto, inaugurato quest’anno, ha visto la partecipazione di 29 tesi di valore, provenienti da tutta Italia ed equamente distribuite negli ambiti sociale, economico e giuridico, e per l’82% con un voto superiore al 105/110.
Matteo Motteran dell’Università degli studi di Verona con la sua tesi Dal dovere al valore: l’evoluzione del welfare da incentivo economico a leva strategica di performance ed etica del lavoro ha voluto dimostrare come “dal dovere al valore” sia un passaggio obbligato per le imprese che attuano un welfare dal valore dimostrabile: le PMI più performanti sono capaci di integrare cura della persona e competitività globale in un modello rigenerativo e longevo.
Un elaborato contraddistinto da solidità e maturità dell’approccio e che offre un contributo originale illustrando con grande efficacia come welfare, criteri ESG, performance e strategia HR possano generare valore condiviso.
Elena Ducci dell’Università degli studi di Firenze con la sua tesiRévolution: il sogno dell’evoluzione, verso una nuova era del welfare aziendale italianoha sviluppato un’originale analisi di confronto tra diversi modelli di welfare – Italia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti – evidenziando le frammentarietà normativa e territoriale del sistema italiano e proponendo un modello innovativo di “Welfare 5.0” con il quale trasformare il welfare da strumento aziendale interno a progetto territoriale integrato con il Terzo Settore.
Due elaborati che dimostrano che il futuro del welfare aziendale risiede nel superamento della sua dimensione puramente contrattuale e frammentaria. Attraverso l’integrazione con il territorio, la misurazione scientifica del valore e l’uso etico delle nuove tecnologie, il benessere dei lavoratori evolve da mero costo a pilastro strategico e sociale imprescindibile per la competitività e la sostenibilità delle imprese moderne.
Il 1 luglio è stato presentato a Roma il Rapporto Welfare Index PMI 2026, l’iniziativa sullo stato del welfare nelle PMI italiane, promossa da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e con la partecipazione delle principali Associazioni di categoria italiane: Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio.
A 10 anni dalla sua nascita, Welfare Index PMI si conferma la ricerca più approfondita sul welfare aziendale delle PMI italiane che ha visto la partecipazione alla rilevazione 2025-2026 di 7.087 imprese, tra cui 100 Welfare Champion che si sono distinte per le iniziative di valore attivate all’interno dell’azienda.
Un traguardo importante che Generali ha voluto celebrare alla presenza di Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Ministro per le riforme istituzionali e la Semplificazione Normativa, Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive e alle Pari Opportunità di Roma Capitale, che hanno aperto l’evento con i saluti istituzionali.
La ricerca 2026 ha confermato il consolidamento degli effetti di un welfare strategico in grado di generare valore condiviso, trasformando le iniziative in risultati concreti per le imprese, i lavoratori, le famiglie e le comunità.
Da questi risultati è nato il titolo del Rapporto 2026: Il welfare aziendale che genera valore. Le PMI vincono la sfida: dalla consapevolezza all’impatto.
Attraverso 113 tavole di visualizzazione dei dati e 23 schede sui Welfare Champion, è stato possibile tracciare un quadro preciso e aggiornato del welfare aziendale in Italia che, dopo 10 anni, si trova in una fase di impatto con il 76,5% delle PMI con un livello almeno medio di welfare.
Dall’analisi emerge una nuova consapevolezza del ruolo sociale delle imprese italiane e come il welfare aziendale sia cresciuto in profondità ed efficacia e sia sempre più associato alla capacità di generare impatto sociale. Oltre 4 imprese su 10 raggiungono livelli elevati di impatto sociale, misurati attraverso indicatori relativi al benessere dei lavoratori, alla qualità delle relazioni interne, all’inclusione, alla sostenibilità delle filiere e al contributo fornito alle comunità locali.
Oggi più che mai, in un contesto caratterizzato dall’aumento dei bisogni legati a salute, assistenza, conciliazione vita-lavoro, educazione e previdenza, il welfare aziendale può contribuire a rafforzare le reti di protezione sociale.
La novità introdotta quest’anno è stata la premiazione delle due tesi di laurea magistrale dedicate al welfare aziendale che si sono distinte per pertinenza, originalità, metodologia e chiarezza espositiva:
Dal dovere al valore: l’evoluzione del welfare da incentivo economico a leva strategica di performance ed etica del lavoro di Matteo Motteran dell’Università degli studi di Verona;
Révolution: il sogno dell’evoluzione, verso una nuova era del welfare aziendale italiano di Elena Ducci dell’Università degli studi di Firenze.
A 10 anni dalla sua nascita, il progetto Welfare Index PMI, nato su iniziativa di Generali
Italia, si conferma la Ricerca scientifica più approfondita sul welfare aziendale nelle
piccole medie imprese italiane.
Mercoledì 01 luglio dalle 11.00 alle 13.00 si terrà la presentazione del Rapporto annuale Welfare Index PMI alla presenza delle Istituzioni e dei rappresentanti delle principali
Associazioni di categoria.
Rapporto 2026 – Il welfare aziendale che genera valore Le PMI vincono la sfida: dalla consapevolezza all’impatto
Al termine dell’evento si svolgerà la Cerimonia di Premiazione dei Welfare Champion
2026 che si sono distinti con le loro storie di welfare aziendale.
UN PROGETTO NATO DA BISOGNI EMERGENTI Welfare Index PMI nasce nel 2016 su iniziativa di Generali Italia con l’obiettivo di promuovere, diffondere e valorizzare la cultura del welfare aziendale nelle Piccole e Medie Imprese italiane, che rappresentano l’80% della forza lavoro del Paese. All’avvio del progetto, il welfare aziendale era ancora poco diffuso e raramente strutturato, privo di una strategia di azione: si trattava perlopiù di interventi limitati e singole misure legate ai contratti collettivi. Era inoltre chiaro che il welfare pubblico avrebbe incontrato crescenti difficoltà nel rispondere ai bisogni sociali delle famiglie dei lavoratori.
Ampiezza del welfare aziendale tra le PMI italiane Quote % di imprese per numero di aree coperte (considerata almeno una iniziativa per area)
Guidati dalla profonda convinzione che il welfare aziendale fa crescere l’impresa e fa bene al Paese, Generali, in sinergia con le principali associazioni di categoria italiane – Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni, Confcommercio – ha scelto da subito un approccio concreto. L’obiettivo non era solo analizzare il fenomeno, ma accompagnare le imprese nel comprenderlo e svilupparlo.
Per fare ciò bisognava stimolare un cambio di paradigma e colmare tre gap principali:
culturale – superando l’idea del welfare come costo
organizzativo – colmando la mancanza di competenze interne e di strumenti di misurazione
dimensionale – rendendo il welfare più accessibile anche alle imprese di piccole dimensioni
GENERALI PROMOTORE DEL CAMBIAMENTO Generali ha riconosciuto nel welfare aziendale una leva di crescita per l’impresa e per il Paese, se sostenuto da conoscenza, modelli e strumenti adeguati.
Per questo Welfare Index PMI si configura da subito come un’iniziativa anticipatrice, capace di leggere il cambiamento in atto e di creare gli strumenti adatti per governarlo.
In questo percorso, Generali ha assunto un ruolo centrale come promotore e abilitatore mettendo a disposizione delle imprese:
Il coinvolgimento delle principali associazioni di categoria ha rafforzato ulteriormente il progetto, contribuendo a diffonderlo su tutto il territorio nazionale.
Numerosità delle aziende partecipanti e classi di rating
valorizzare le best practice come modelli replicabili
trasformare il welfare da tema marginale a leva strategica
Un approccio che ha accompagnato la crescita del fenomeno negli anni successivi e che ha trasformato Welfare Index PMI da strumento di rilevazione a modello avanzato di analisi dell’impatto sociale e che in dieci anni ha permesso al welfare aziendale di fare un salto strutturale, portando a risultati considerevoli:
le imprese con welfare elevato sono più che triplicate (dal 10,3% al 33,3%)
le PMI con un livello base si sono dimezzate (48,9% nel 2016)
tre PMI su quattro hanno un livello almeno medio di welfare (il 75% nel 2024)
Evoluzione dei livelli di welfare aziendale Quote % di imprese
La pandemia del 2020 ha contribuito a imprimere un’accelerazione decisiva, poiché le PMI si sono trovate a dover rispondere all’emergenza per salvaguardare la continuità della propria attività e il benessere dei lavoratori. In questo contesto, hanno assunto un ruolo attivo intervenendo in diversi ambiti:
rafforzamento delle tutele sanitarie e della sicurezza
introduzione di maggiore flessibilità e smart working
sostegno economico ai lavoratori e alle famiglie
attivazione di iniziative di solidarietà verso il territorio
Per molte imprese, queste misure sono diventate permanenti, dimostrando che il welfare si è consolidato come una funzione essenziale dell’impresa e non più accessoria. Il cambiamento è stato quantitativo ma anche culturale: competitività, attrattività e sostenibilità sono stati i driver che hanno guidato la trasformazione della vita dei lavoratori e delle imprese italiane.
IL VALORE: WELFARE E PERFORMANCE SONO CONNESSE Il passaggio più rilevante nella costruzione di un sistema solido ed efficace è stato l’introduzione del concetto di impatto, che ha segnato il superamento del welfare come semplice erogazione di servizi.
In questi dieci anni, Welfare Index PMI ha dimostrato che il welfare aziendale è associato a migliori risultati economici e organizzativi, oltre all’aumento della qualità della vita dei lavoratori.
Evoluzione dei profili di welfare aziendale Quote % di imprese
Ad oggi, le imprese con un livello di welfare più avanzato registrano:
maggiore produttività e redditività
migliore clima aziendale
maggiore capacità di attrarre e trattenere talenti
A questi si aggiungono effetti sociali rilevanti:
più occupazione stabile, soprattutto giovanile
maggiore presenza femminile nei ruoli di responsabilità
maggiore solidità e apertura internazionale
Il welfare aziendale emerge quindi come fattore competitivoe trasforma l’impresa in attore sociale. Si sviluppa così un modello di welfare di prossimità, che integra pubblico, privato e comunità, contribuendo a rispondere ai bisogni sempre più complessi dei cittadini (sanità, non autosufficienza, educazione, conciliazione vita-lavoro).
WELFARE INDEX PMI OGGI E DOMANI Nonostante i traguardi raggiunti, il percorso non è ancora concluso: persistono infatti barriere culturali e organizzative che continuano a rallentare una diffusione pienamente omogenea del welfare aziendale, specialmente nelle realtà più piccole. Tuttavia, se si guarda al punto di partenza del 2016, appare evidente il significativo lavoro di analisi, formazione, diffusione e supporto svolto in questo decennio. Nel tempo, il progetto ha inoltre esteso la propria attività di divulgazione e approfondimento coinvolgendo università e mondo accademico, contribuendo a consolidare il welfare aziendale come ambito di studio e ricerca.
Oggi, in attesa di conoscere i dati 2026 che verranno presentati il 1° luglio a Roma, siamo pronti a una nuova fase.
Molto è stato fatto, ma la sfida ora è compiere l’ultimo miglio: trasformare le esperienze maturate in questi anni in un sistema di welfare pienamente “adulto”, organico e strutturale. Grazie all’impegno sinergico di Generali, delle istituzioni, delle associazioni di categoria e degli imprenditori, il welfare aziendale continuerà a evolversi non solo come strumento di sostegno, ma come pilastro fondamentale della crescita del Sistema Paese.
Aumenta il potere d’acquisto dei lavoratori e si migliora l’efficienza fiscale per le imprese
Nel 2026 i buoni pasto tornano al centro delle politiche di welfare aziendale. La Legge di Bilancio introduce infatti una misura attesa da tempo: l’innalzamento della soglia di esenzione fiscale per i ticket elettronici, che passa da 8 a 10 euro al giorno. Un intervento semplice nella forma ma rilevante negli effetti, che rafforza uno degli strumenti di welfare perché capace di coniugare beneficio per i lavoratori ed efficienza per le aziende.
Più netto in tasca ai lavoratori L’aumento della soglia esentasse si traduce, in termini concreti, in un maggiore valore reale disponibile per i dipendenti. I buoni pasto fino a 10 euro non concorrono infatti alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non sono soggetti né a tassazione né a contribuzione.
Il risultato è un incremento diretto del potere d’acquisto, con un impatto che può diventare significativo su base annua. Un aspetto particolarmente rilevante soprattutto in un contesto in cui il costo della vita continua a incidere sulle spese quotidiane delle famiglie.
Un’opportunità anche per le imprese Il rafforzamento dei buoni pasto si conferma vantaggioso anche per le aziende. Il costo sostenuto dall’impresa resta interamente deducibile e l’IVA è detraibile, senza effetti sul costo del lavoro. I ticket elettronici si confermano uno strumento particolarmente efficiente: consentono di riconoscere un beneficio tangibile ai dipendenti senza incrementare il carico fiscale e contributivo dell’azienda, offrendo alle PMI una soluzione sostenibile e facilmente integrabile nei piani di welfare.
Una spinta verso il welfare digitale La misura introduce anche un chiaro indirizzo evolutivo. L’aumento della soglia d’esenzione riguarda esclusivamente i buoni pasto elettronici, mentre resta invariato il limite per quelli cartacei.
Una scelta che incentiva ulteriormente la transizione verso soluzioni digitali, già ampiamente diffuse, che garantiscono maggiore tracciabilità, semplicità di gestione e flessibilità d’uso a beneficio di imprese e lavoratori.
L’intervento si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento del welfare, in cui i benefit aziendali continuano a rappresentare una risposta concreta alle esigenze di sostenibilità economica delle famiglie.
Per un approfondimento alla disciplina fiscale di riferimento, contenuta nell’articolo 51 del TUIR e per conoscere tutti vantaggi fiscali del welfare aziendale vai qui.
La Legge di Bilancio riduce all’1% l’imposta sui premi di risultato: un’opportunità concreta per imprese e lavoratori
Buone notizie per aziende e dipendenti: con la Legge di Bilancio 2026, i premi di produttività diventano ancora più attrattivi.
Per il biennio 2026-2027, l’imposta sostitutiva applicata ai premi di risultato e alla partecipazione agli utili passa dal 5% all’1%. L’agevolazione si applica fino a 5.000 euro lordi annui per dipendente — contro i 3.000 euro degli anni passati, nel rispetto dei requisiti di legge e degli accordi aziendali o territoriali.
In concreto, cosa significa?
Una quota maggiore del premio riconosciuto dall’azienda rimane come effettiva disponibilità economica per il lavoratore. Ad esempio, su un premio lordo di 2.000 euro, l’imposta è solo 20 euro (netto circa 1.980 euro), contro 100 euro al 5% (netto circa 1.900 euro).
I premi di risultato sono strumenti legati al raggiungimento di obiettivi misurabili — produttività, redditività, qualità, efficienza, innovazione — e rappresentano una delle leve più efficaci per allineare risultati e retribuzione. Con la nuova aliquota all’1%, diventano ancora più vantaggiosi per le PMI che vogliono incentivare la crescita e allo stesso tempo riconoscere il contributo delle proprie persone.
Non solo: resta la possibilità, prevista dalla normativa vigente, di convertire i premi in strumenti di welfare aziendale nei casi consentiti dall’articolo 51 del TUIR, ampliando ulteriormente il vantaggio fiscale.
La misura rafforza una direzione già chiara negli ultimi anni: premiare il merito, sostenere la produttività e rendere più efficiente la componente variabile della retribuzione.
Per le imprese, è l’occasione per strutturare sistemi premianti sostenibili, accrescere il benessere organizzativo, ridurre il turnover e aumentare le performance. Per i lavoratori, è un’opportunità di riconoscimento e valorizzazione dell’impegno e della produttività individuale, con effetti di maggiore equità e incentivazione rispetto ad aumenti retributivi generalizzati.
Per un approfondimento alla disciplina fiscale di riferimento, contenuta nell’articolo 51 del TUIR e per conoscere tutti vantaggi fiscali del welfare aziendale vai qui.
I fringe benefit sono strumenti a vantaggio dei dipendenti e dei datori di lavoro: offrono benefici fiscali e contributivi per l’azienda – che può dedurre i costi – e un aumento del potere d’acquisto e del benessere per il lavoratore – che li riceve in aggiunta allo stipendio e sono esenti da tassazione.
Nello specifico, per il 2026 i fringe benefit si confermano con i seguenti limiti:
1.000 euro annui per la generalità dei lavoratori dipendenti
2.000 euro annui per i lavoratori con figli fiscalmente a carico
È certamente una buona notizia per il mondo del lavoro e per chi opera in ambito welfare, oltre che per i diretti beneficiari. La conferma di tal misura permetterà alle PMI di dedurre i fringe benefit dal reddito d’impresa senza generare oneri contributivi, nei limiti specifici di esenzione fiscale e per il periodo di imposta 2026.
E per i dipendenti quali sono i vantaggi? Oltre al cosiddetto reddito aggiuntivo sotto forma di buoni spesa, benzina, assicurazioni, etc., i fringe benefit non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente entro le soglie prevista dalla normativa e per l’anno di riferimento.
I fringe benefit sono uno dei principali strumenti di welfare aziendale utilizzati dalle imprese italiane, sia per la facilità di attivazione da parte del datore di lavoro che nell’utilizzo da parte dei dipendenti. La loro introduzione ha generato apprezzamento da entrambe le parti e ha inciso positivamente nella qualità della vita in azienda.
Per un approfondimento alla disciplina fiscale di riferimento, contenuta nell’articolo 51 del TUIR e per conoscere tutti vantaggi fiscali del welfare aziendale vai qui.
Prima edizione del bando di tesi sul welfare aziendale
Generali Italia, in collaborazione con Welfare Index PMI, lancia la prima edizione del Premio Welfare Aziendale, il riconoscimento che supporta e valorizza le tesi più originali e significative sul tema del benessere aziendale. Il bando mette a disposizione due premi da 2.000 € ciascuno ed è rivolto a laureati magistrali che abbiano conseguito, o che conseguiranno, il titolo tra gli anni accademici 2024/2025 e 2025/2026, con una tesi dedicata al welfare aziendale.
Chi può partecipare
Studenti e studentesse di Università italiane che abbiano già discusso la tesi di laurea magistrale negli a.a 2024/2025 e 2025/2026, entro e non oltre il 30 aprile 2026, con oggetto il welfare aziendale e il suo ruolo di leva per l’innovazione sociale ed economica.
Criteri di valutazione e Premi in palio
La Commissione di Valutazione, composta dai membri del Comitato Guida di Welfare Index PMI, premierà le due tesi che meglio avranno interpretato i seguenti criteri:
• Pertinenza con i temi del bando
• Originalità e innovazione
• Metodo di ricerca
• Chiarezza e qualità dell’elaborato Entrambe riceveranno un premio di 2.000€.
Scadenza per le candidature
È possibile presentare domanda entro il 30 aprile 2026. Tutti i documenti richiesti nel bando ufficiale dovranno essere allegati alla mail di candidatura.
Premiazione
I vincitori saranno annunciati a maggio 2026 e premiati a Roma in occasione dell’evento nazionale di Welfare Index PMI il 1° luglio 2026.
Tutti i dettagli utili alla candidatura — modalità di partecipazione, criteri di selezione, documentazione richiesta — sono consultabili sul bando ufficiale, scaricabile da questa pagina.
Possiamo parlare di welfare aziendale e di ruolo sociale delle imprese in Piemonte senza ricordare la figura di Adriano Olivetti? Certamente l’odierno welfare aziendale è un’esperienza recente, nata grazie a un impianto normativo del 2016 che ha incentivato la diffusione in tutto il sistema produttivo italiano, anche nelle medie e piccole aziende, di iniziative e servizi per il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie. L’attuale contesto è molto distante da quello delle antiche esperienze di “capitalismo illuminato”. Ma riconoscere le radici è importante, ed è importante non dimenticare la lunga storia di un pensiero che ha sempre considerato l’impresa come una realtà sociale, inserita in una comunità più ampia e non separabile dalle persone che ne fanno parte, dalle loro aspirazioni e dai loro percorsi di vita. Adriano Olivetti muoveva da un approccio etico, distingueva mezzi e fini: considerava lo sviluppo umano come un fine e le forze economiche come un mezzo. Ciò lo portò a far crescere una impresa fortemente innovativa, leader nella meccanica e pronta a investire nell’elettronica, dotata di una cultura, di principi gestionali e di un capitale umano di qualità tale da costituire molto a lungo un punto di riferimento per la modernizzazione del nostro sistema industriale.
In qualche misura questa eredità dà ancora i suoi frutti, e credo di non sbagliarmi se ne vedo un segno nelle più belle storie di welfare aziendale in Piemonte. Una regione che vede la presenza di 14 imprese Welfare Champion e 74 Welfare Leader: i due riconoscimenti più alti assegnati da Welfare Index PMI nel 2024.
Diamo uno sguardo, quindi, alla realtà più generale del welfare aziendale nella regione, utilizzando l’indice Welfare Index PMI. Dall’inizio del progetto nel 2016 a oggi le imprese piemontesi classificate ad un livello alto o molto alto di welfare sono triplicate, passando dal 10% al 32%. Ciò significa che un terzo delle imprese sono attive in un’ampia gamma di prestazioni sociali: dalla salute alla previdenza, dall’istruzione all’assistenza agli anziani, le pari opportunità, la conciliazione tra la vita personale e il lavoro…
Il Piemonte vede la presenza di una struttura produttiva robusta, fatta di 776mila imprese di cui 75mila società di capitale, che raggiungono il 42% delle famiglie di tutte le condizioni sociali. Un sistema così presente nel territorio, con le proprie iniziative di welfare, offre un contributo prezioso alla coesione sociale, rispondendo ai bisogni essenziali delle famiglie.
Ciò che non è ancora sufficientemente compreso, nel dibattito politico e nell’opinione pubblica, è l’enorme potenziale generato da questa esperienza, la sua possibile evoluzione nell’interesse generale del Paese. Il welfare aziendale è destinato a crescere perché contribuisce a migliorare i risultati economici delle imprese. Abbiamo analizzato i bilanci dal 2020 al 2023 di trecento aziende piemontesi, e verificato che tutti gli indicatori di crescita, produttività e redditività sono fortemente correlati al livello di welfare aziendale. Le imprese ad alto livello di welfare hanno raggiunto un indice di produttività (MOL per addetto) di 57mila euro, contro una media di 22mila euro. Simile l’andamento del fatturato, cresciuto in tre anni del 7,4% nella media generale, ma in misura doppia (13%) nel segmento ad alto livello di welfare. Non è difficile comprenderne le ragioni: il welfare aziendale è una leva di management efficace, non determina automaticamente i risultati ma fa parte di una cultura gestionale evoluta.
Ma questi dati veicolano anche un messaggio più generale, di straordinaria importanza in un’epoca in cui le strutture tradizionali del welfare state sono in evidente difficoltà. Significano infatti che il welfare aziendale costituisce un modello sociale che non solo distribuisce risorse, ma contribuisce a generarle. Per questo motivo le imprese, soprattutto quelle che hanno maturato una visione strategica del proprio ruolo sociale, sono in grado di partecipare a un rinnovamento generale del welfare italiano, agendo come nuclei di un nuovo welfare di comunità. Ovviamente non potranno farlo da sole: per avviare questa prospettiva occorre l’iniziativa delle istituzioni e in modo particolare delle Regioni. Possiamo pensare ad un rinnovamento dei sistemi di welfare che non poggi esclusivamente sulla spesa pubblica? Il Codice del Terzo Settore definisce gli strumenti per attivare la partnership tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, enti del terzo settore e imprese: co-programmazione e co-progettazione. Il futuro è tutto da scrivere.
di Enea Dallaglio, Partner MBS Consulting, Direttore di ricerca Welfare Index PMI
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.