Workshop sul ruolo del Terzo settore nell’erogazione di servizi ai dipendenti

Si intitola “Il futuro del welfare aziendale nelle PMI: tra profit e no profit” e si terrà il prossimo 10 maggio alla Biblioteca Ambrosiana di Milano: si tratta di un workshop promosso da Vita e da Generali Italia dedicato al ruolo del Terzo settore nella crescita dei servizi di welfare dentro le imprese.

Tra i protagonisti, Stefano Granata, Giuseppe Guerini (presidente di Federsolidarietà) e Andrea Mencattini (Chief Life & Employee Benefits Officier di Generali Italia). È prevista anche la partecipazione delle imprese che si sono distinte nel Welfare Index Pmi promosso da Generali Italia e da imprese sociali. Il workshop sarà anche l’occasione per presentare il nuovo bookazine VITA che al Welfare aziendale dedica la sua cover story.

Per partecipare scrivere a eventi@vita.it

Rapporto sul welfare nelle PMI e premiazione delle migliori azioni di welfare

L’8 marzo scorso ha debuttato a Roma Welfare Index PMI, con la presentazione del primo Rapporto nazionale 2016 sul Welfare nelle piccole e medie imprese, realizzato attraverso una ricerca condotta su 2.140 aziende dei tre settori produttivi: industria, commercio e servizi e agricoltura.

Durante l’evento sono state premiate 11 aziende delle tre categorie, che hanno ottenuto i punteggi più alti dell’indice per le migliori pratiche di welfare aziendale a favore dei propri dipendenti.

Promosso da Generali Italia, con la partecipazione di Confagricoltura e Confindustria, e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Welfare Index PMI è l’indice che misura il livello di welfare aziendale nelle PMI italiane, con l’obiettivo di diffondere la cultura del Welfare nelle piccole medie imprese, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo nazionale e occupano l’80% della forza lavoro del Paese.

Alla presenza di imprenditori, istituzioni e rappresentanti del terzo settore, l’iniziativa è stata presentata da Philippe Donnet, Country Manager e Amministratore Delegato di Generali Italia, Alberto Baban, Presidente Piccola Industria Confindustria e Mario Guidi, Presidente Confagricoltura. È intervenuto il ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti.

WELFARE INDEX PMI – I RISULTATI DEL RAPPORTO 2016

La ricerca, curata dalla società specializzata Innovation Team, ha messo in luce come il welfare aziendale sia in piena evoluzione e uno dei temi rilevanti nel prossimo futuro. Per la realizzazione del rapporto sono state intervistate 2.140 aziende, con numero tra 10 e 250 dipendenti, su 10 aree d’intervento in ambito welfare: previdenza integrativa, salute, assicurazioni per i dipendenti e le famiglie, tutela delle pari opportunità e sostegno ai genitori, conciliazione del lavoro con le esigenze familiari, sostegno economico ai dipendenti e alle loro famiglie, formazione per i dipendenti e sostegno alla mobilità delle generazioni future, sicurezza e prevenzione, sostegno ai soggetti deboli e integrazione sociale, welfare allargato al territorio.
Il 45% delle aziende intervistate è attivo in almeno 4 di questi ambiti e l’11% è molto attivo, perché realizza iniziative in più di 6 ambiti a favore dei propri dipendenti.

Inoltre, risulta che le PMI possono essere classificate sulla base di cinque diversi approcci al welfare aziendale:

  • “Vita e lavoro” (21% del totale), le imprese con rilevanti iniziative nelle aree della conciliazione vita e lavoro, del sostegno alle pari opportunità e ai genitori;
  • “Inclusivi” (9,5%), le imprese più attive nelle aree della integrazione sociale e delle iniziative di welfare allargate al territorio;
  • “People care” (10,8%), le imprese con iniziative concentrate soprattutto nelle aree della gestione delle risorse umane e dei fringe benefit;
  • “Attuatori” (48%), aziende attive in diverse aree del welfare aziendale che però prevalentemente applicano quanto previsto dai contratti nazionali di categoria;
  • “Beginner” (10,7%), imprese che sono nella fase iniziale di esperienza del welfare aziendale.

Complessivamente, le aree di welfare più utilizzate dalle imprese sono raggruppabili in tre tipologie:

  • Iniziative per la gestione del personale: formazione e sostegno alla mobilità (64,1%), assicurazioni per dipendenti e famiglie (53%), sostegno economico ai dipendenti (46,2%)
  • Iniziative classiche di welfare complementare: previdenza integrativa (40,4%), Salute (38,8%), sicurezza e prevenzione (38%)
  • Iniziative più innovative: pari opportunità e sostegno ai genitori (18,5%), welfare allargato al territorio (15%), integrazione sociale (14,1%) e conciliazione vita lavoro (4,9%)

Le motivazioni che spingono le PMI ad intraprendere iniziative di welfare aziendale sono risultate principalmente due: la gestione del personale, e quindi il benessere dei dipendenti per migliorarne la soddisfazione e la produttività, e la sostenibilità nel lungo termine del successo aziendale, unita ad aspetti reputazionali.

Gli incentivi fiscali emergono in ogni caso come determinanti: il 35% delle aziende afferma di aver effettuato i rilevanti investimenti di risorse aziendali compensati dai risparmi fiscali.

La dimensione aziendale risulta essere un fattore rilevante per lo sviluppo del welfare: maggiore è il numero dei dipendenti maggiore è la diffusione delle iniziative. Le aziende attive nel welfare hanno tipicamente più di 100 dipendenti.

Su base geografica non si evidenziano spiccate differenze tra Nord, Centro e Sud, ma solo ambiti specifici nelle diverse aree geografiche, a dimostrazione che il welfare aziendale rispecchia le specifiche esigenze del territorio, oltre che dell’impresa. Ad esempio, al Sud vi è una maggiore attenzione alle “pari opportunità e sostegno genitori” (25,8% Sud – 15,9% – Centro – 16,2% Nord) e alla “sicurezza e prevenzione incidenti” (51,3% Sud – 39,2 – Centro – 31,9 Nord).

Dalla ricerca emerge, infine, che i vincoli che frenano l’iniziativa delle piccole e medie imprese sono dovuti soprattutto alla carenza di informazioni chiare in merito alle modalità di attuazione del welfare aziendale, e alla mancanza delle competenze necessarie per mettere in atto le iniziative. Per questo motivo, circa il 60% delle imprese molto attive indica come fattore di primaria importanza la possibilità di accedere a servizi di informazione e consulenza da parte delle associazioni imprenditoriali.

WELFARE INDEX PMI – LA PREMIAZIONE

Durante l’evento sono state premiate le 11 imprese che si sono distinte per aver affiancato alle aree più classiche di welfare aziendale importanti iniziative nelle aree di conciliazione vita-lavoro e sostegno alla famiglia, oltre che delle pari opportunità. L’elemento comune a tutte le imprese vincitrici è l’impegno nell’integrazione sociale dei propri lavoratori e nelle iniziative di welfare allargate al territorio.

Le aziende Premiate:

Industria: 1° Colorificio San Marco (Marcon, Venezia) 2° Lurisia Acque Minerali, (Cuneo), 3° Panzeri (Bulciago, Lecco)
Commercio e Servizi:1° Rusconi Viaggi (Lecco), 2° Socfeder (Modena), 3° Wecare (Arenzano, Genova)
Agricoltura:1° Agrimad Società Agricola, San Demetrio Corone (Cosenza); 2° Salvi Vivai (Ferrara), 3° Barone Ricasoli (Gaiole in Chianti, Siena):

Inoltre, sono state assegnate due menzioni speciali, la prima all’Azienda Agricola Fungar (Coriano, Rn) che ha ricevuto la menzione speciale VALORE DONNA, per l’imprenditrice Loredana Alberti, la seconda alla Cooperativa Sociale Un Fiore per la Vita Onlus (RI), che ha ricevuto la menzione speciale di AGRICOLTURA SOCIALE.

Lo smart working fa bene all’impresa e all’economia

Riprendiamo l’articolo Lo smart working fa bene all’impresa e all’economia di Marco Magnani, originariamente apparto su Il Sole 24 ore del 27 febbraio 2016.

Marco Magnani è Senior Research Fellow della Harvard Kennedy School ed è membro del Comitato Guida di Welfare Index PMI.

Anche in Italia si parla con sempre maggiore frequenza di welfare aziendale. Negli Stati Uniti, dove il welfare state (stato sociale) è molto limitato, il vuoto è tradizionalmente colmato dalle imprese che offrono ai dipendenti, come parte della retribuzione e come forma d’incentivo, pacchetti di servizi e benefit. In Italia, e in gran parte d’Europa, molti di questi servizi sono storicamente offerti dallo Stato e finanziati dal prelievo fiscale.

Le cose tuttavia stanno cambiando. La necessità di contenere la spesa pubblica e la recente crisi economica stanno accelerando la diffusione del welfare aziendale in Italia: sempre più imprese offrono ai propri dipendenti pacchetti di beni e servizi gratuiti o a prezzi molto calmierati. Si va dall’auto aziendale ai contributi per la spesa di generi alimentari, dalla copertura di libri e tasse scolastiche ai viaggi studio per i figli, dall’assistenza sanitaria all’integrazione previdenziale, dalle convenzioni con gli asili al sostegno per la cura degli anziani.

Oltre a benefici “materiali”, sono sempre più diffuse anche le iniziative volte a migliorare il benessere psicofisico, la crescita personale e l’equilibrio tra vita privata e lavoro dei dipendenti. L’offerta comprende palestre aziendali, gruppi di ascolto e antistress, orari flessibili, qualità dell’ambiente di lavoro, corsi di formazione. Spesso i benefit sostituiscono un aumento dei salari con vantaggio per lavoratore e impresa: per motivi fiscali e perché il valore del contributo “in natura” è superiore a quanto il dipendente riuscirebbe ad acquistare con un aumento in busta paga.

Se ben implementata, l’introduzione del welfare aziendale a integrazione di quello pubblico, può dare vantaggi a tutte le parti coinvolte. All’impresa consente di aumentare la produttività, ripensare i modelli organizzativi, favorire la diversità, stabilire un più stretto collegamento tra retribuzione e performance. I dipendenti ottengono una migliore qualità di vita e aumentano il valore del pacchetto retributivo. Associazioni di categoria e sindacati offrono un servizio agli associati e benefici agli iscritti. La Pubblica Amministrazione può impiegare in modo più efficiente le proprie risorse. In generale, qualità di vita e ricchezza del territorio di riferimento tendono ad aumentare. E’ una win-win situation in cui potenzialmente tutti “vincono”. Rimane “scoperto” chi è senza occupazione. In questi casi il pubblico potrebbe rafforzare la propria azione, anche per facilitare il rientro nella forza lavoro.

  • A livello macroeconomico il welfare aziendale può stimolare la crescita dell’economia, soprattutto a livello locale. Per almeno tre motivi.
    Primo: l’aumento della domanda di welfare. Invecchiamento della popolazione, allungamento della vita lavorativa e incremento della partecipazione femminile al lavoro aumentano la domanda di servizi e di flessibilità. Inoltre, i continui cambiamenti dell’ambiente di lavoro e l’introduzione di nuove tecnologie stimolano la domanda di formazione e riqualificazione professionale.
  • Secondo: i limiti dell’offerta di welfare pubblico. La spesa è vincolata dall’elevato debito pubblico e molto concentrata su pensioni e sanità. Solo il 25% è infatti destinato a bisogni di sicurezza sociale, quali servizi di sostegno a famiglie, invalidi e poveri. La combinazione di aumento di domanda e fragilità dell’offerta pubblica di welfare è insostenibile. Nel 2025 si stima che in Italia il divario tra domanda e offerta di welfare sarà nell’ordine di 70 miliardi di euro.
  • Terzo: gran parte delle piccole e medie imprese non ha programmi di welfare. Si tratta di un enorme bacino di crescita perché le imprese italiane fra i 10 e 250 dipendenti rappresentano oltre l’80% degli occupati del settore privato. La diffusione del welfare aziendale è una strada obbligata dai vincoli del bilancio pubblico e dai trend di aumento della domanda di servizi sociali, ma costituisce anche un’opportunità per ripensare il rapporto impresa-dipendenti e, grazie all’indotto di servizi offerti, un’occasione di crescita economica per i territori.

Partecipa alla premiazione dei migliori progetti di welfare aziendale

Un riconoscimento ai migliori progetti di welfare aziendale sviluppati in seno alle piccole e medie imprese italiane e la presentazione del Rapporto 2016 del Welfare Index PMI: saranno questi i due momenti principali dell’evento che si svolgerà l’8 marzo al Salone delle Fontane di Roma.

I lavori avranno inizio alle ore 11:30 con una tavola rotonda intitolata “Il welfare come strumento di crescita”, che vedrà confrontarsi Philippe Donnet (Country Manager e Amministratore Delegato Generali Italia), Mario Guidi (Presidente Confagricoltura) e Alberto Baban (Presidente Piccola Industria Confindustria), moderati dalla giornalista televisiva Alessandra Sardoni.

La mattinata proseguirà con la presentazione del Rapporto 2016 del Welfare Index PMI da parte di Enea Dallaglio, Amministratore Delegato di Innovation Team, la società che ha curato l’indagine e l’elaborazione dell’indice.

A conclusione dei lavori, la premiazione delle best practice di welfare nelle piccole e medie imprese italiane. Welfare Index PMI assegnerà un premio alle prime tre classificate per ogni categoria: industria, commercio e servizi, agricoltura e assegnerà anche un riconoscimento alle cento migliori PMI.

I posti per partecipare all’evento sono limitati, per iscriversi visita la pagina web dedicata alla registrazione.

Philippe Donnet: “Welfare aziendale fattore distintivo per l’impresa”

Philippe Donnet, Amministratore Delegato di Generali Italia, promotore dell’iniziativa Welfare Index PMI, espone la propria opinione sul welfare aziendale:

“Per un’impresa il welfare aziendale può rappresentare un fattore distintivo rispetto ai competitor e può favorirne la crescita.
Attraverso Welfare Index PMI, vogliamo stimolare un cambio culturale nelle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di valorizzare la centralità del welfare aziendale nella vita quotidiana delle imprese, dei lavoratori e delle loro famiglie”.

Prosegue Donnet:

“Ringraziamo Confagricoltura e Confindustria per avere aderito a questa importante iniziativa e per aver creato un tavolo unico, con lo scopo di valorizzare e diffondere i migliori progetti di welfare, che hanno contribuito all’incremento del benessere dei dipendenti. Ci auguriamo siano d’esempio per altre PMI e che sempre più imprese entrino a far parte del panel dell’indice.”

welfare-azeindale-philippe-donnet-generali

Il Welfare Index PMI è un indice che rappresenta in modo sintetico la valutazione di una determinata azienda relativamente alle attività sviluppate nell’ambito del Welfare.
Sono tre i fattori che contribuiscono alla costruzione della valutazione:

  • ampiezza e contenuto delle iniziative
  • modalità di gestione del welfare aziendale e coinvolgimento dei lavoratori
  • originalità e distintività delle attività di welfare nel panorama italiano

Maggiori informazioni su com’è costruito Welfare Index PMI e sulla ricerca alla base dell’iniziativa di valutazione del welfare aziendale delle piccole e medie imprese italiane nella sezione dedicata all’indice.

Nasce il primo indice di valutazione del livello di Welfare

Il Welfare Index PMI, attraverso una ricerca condotta dalla società specializzata Innovation Team, misura 10 ambiti di intervento per una dettagliata analisi di tutti gli aspetti del welfare aziendale – previdenza integrativa, salute, assicurazioni per i dipendenti e le famiglie, tutela delle pari opportunità e sostegno ai genitori, conciliazione del lavoro con le esigenze familiari, sostegno economico ai dipendenti e alle loro famiglie, formazione per i dipendenti e sostegno alla mobilità delle generazioni future, sicurezza e prevenzione, sostegno ai soggetti deboli e integrazione sociale, welfare allargato al territorio.

Il Welfare Index PMI è sinteticamente espresso con un numero che rappresenta la valutazione dell’azienda rispetto al valore massimo 100. La valutazione tiene conto di tre fattori: ampiezza e contenuto delle iniziative, modalità di gestione del welfare aziendale e coinvolgimento dei lavoratori, originalità e distintività delle attività di welfare nel panorama italiano.

Nella definizione dell’indice e della metodologia della ricerca è stato istituito un Comitato Guida composto da figure indipendenti, professionisti del settore, rappresentanti di Generali Italia, delle Confederazioni e da membri delle istituzioni universitarie/scientifiche.