Welfare: in quali aree intendono investire le imprese per i propri dipendenti? 

Il nostro Rapporto 2018 ha fatto luce sulle Aree indicate come prioritarie nello sviluppo del welfare aziendale. La formazione dei dipendenti è l’area prioritaria sulla quale le imprese intendono investire.

Per la prima volta in questa edizione l’indagine si occupa anche delle intenzioni delle imprese in materia di welfare aziendale nell’arco dei prossimi 3-5 anni (figura 18).

Le PMI si dividono piuttosto equamente. Il 52,5% ritengono che le proprie iniziative cresceranno nei prossimi anni: il 23,5% sia nelle prestazioni erogate ai lavoratori sia nell’impegno economico, mentre il 29,0% prevedono un potenziamento delle iniziative senza rilevanti costi aggiuntivi. Un gruppo nutrito, 41,7% del totale, ritiene di confermare l’attuale offerta di welfare. Infine le imprese che ipotizzano una riduzione delle prestazioni sono una netta minoranza, il 5,8% del totale. È nuovamente la dimensione aziendale il criterio dirimente: le imprese che prevedono di accrescere i propri impegni di welfare sono decisamente più numerose nelle fasce superiori.

Alle imprese che ritengono certa o probabile una crescita del proprio welfare aziendale nei prossimi anni (52,5% del totale) abbiamo chiesto di indicare le aree prioritarie su cui intendono investire (figura 19). La prima, in modo molto netto, è la formazione per i dipendenti, indicata dal 42,2% delle PMI.

Seguono tre aree a elevata priorità: la previdenza integrativa, la sanità integrativa, la conciliazione vita e lavoro.

Figura 19

Sono aree che intervengono sui bisogni più diffusi tra tutti i lavoratori. Quattro aree sono considerate di media importanza: il sostegno economico ai dipendenti, la sicurezza, le polizze assicurative e i servizi di assistenza.

Le aree percepite come non prioritarie sono probabilmente quelle legate a bisogni emergenti o avvertiti da segmenti circoscritti, di cui le imprese appaiono ancora poco consapevoli: welfare allargato alla comunità, sostegno ai soggetti deboli e integrazione sociale, cultura e tempo libero, sostegno all’istruzione dei figli.

Per leggere il rapporto completo, clicca qui.

Farco Group, una rete regionale per promuovere la salute

“Le prime iniziative di welfare aziendale sono nate per volontà del management poi nel 2013, anche grazie ad una campagna di ascolto per capire i reali bisogni dei dipendenti, si è cercato di strutturare ulteriormente il piano di welfare aziendale.”

– Roberto Zini, presidente

 

Farco Group si occupa da oltre 30 anni di sicurezza delle imprese e del lavoro ed è costituito da 4 società: Farco Srl, offre sistemi antincendio, dispositivi e prodotti per la protezione individuale e la sicurezza sul lavoro; Sintex Srl, consulenza e formazione aziendale sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, sulla prevenzione e lotta antincendio, sulla tutela dell’ambiente e sistemi di gestione; SinerMed, centro per la medicina del lavoro e sinergie sanitarie per la sicurezza; Eost, progetti, idee e servizi per la gestione energetica dell’impresa.

Al centro delle iniziative di welfare la salute e il benessere dei propri dipendenti. Oltre ad aderire al Fondo di categoria e ad avere una polizza sanitaria aziendale integrativa, sono previsti check up medici gratuiti per i dipendenti. Inoltre, è attivo un piano di assistenza con controlli specifici per determinate fasce di età e categorie a rischio (controlli alla prostata per i maschi over 50, mammografie per le donne, ecc.).

Dal 2014 l’azienda aderisce al Workplace Health Promotion – WHP, una rete regionale che ha lo scopo di promuovere la salute dei lavoratori e si articola in azioni in 6 aree distinte: dalla promozione del benessere e della conciliazione, all’attività fisica – hanno ad esempio costituito un gruppo di “podisti per caso”, con dipendenti che si ritrovano in pausa pranzo per correre o passeggiare, hanno costituito uno spogliatoio con docce in azienda per potersi lavare dopo l’attività sportiva e infine partecipano come gruppo a tutte le iniziative sportive del territorio.

Previste anche la promozione della corretta alimentazione. Infine, azioni di contrasto al tabagismo e alle dipendenze e promozione della mobilità condivisa, con incentivazione e diffusione del car pooling aziendale.

Settore: Commercio e Servizi

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Welfare Index PMI 2018: Menzione speciale – Salute e Assistenza

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Rating: Welfare Champion

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Aree di welfare più presidiate:

• Sanità integrativa

• Sicurezza e prevenzione degli incidenti

• Previdenza integrativa

• Sostegno all’istruzione di figli e familiari

• Conciliazione vita e lavoro, sostegno ai genitori

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Dipendenti: da 31 a 50

L’agricoltura come riscatto sociale | TERRA MIA ONLUS

Terra Mia, nata nel 1984, opera come cooperativa sia di tipo A (servizi alla persona) sia di tipo B (inserimento lavorativo). Si occupa della cura del disagio fornendo sia servizi terapeutici alle persone svantaggiate, sia dando loro un impiego lavorativo.

La cooperativa gestisce anche 6 fattorie sociali e impiega in totale 120 persone (includendo sia gli operatori sia le persone svantaggiate, queste più di 70). Le fattorie sono dislocate tra le province di Cuneo e Torino. La Cooperativa si occupa da subito del tema della tossicodipendenza con tre principali obiettivi: accoglienza di tossicodipendenti abituati a vivere in strada, cura della tossicodipendenza, continuo lavoro di base con le famiglie, le istituzioni e la comunità.

Nel corso degli anni sono cambiate anche le tipologie di persone impegnate nelle attività di agricoltura sociale: ai ragazzi di strada, prevalentemente tossicodipendenti, si sono aggiunti i giovani immigrati, adolescenti, portatori di handicap e i ragazzi delle comunità di minori, preadolescenti e adolescenti con disturbi del comportamento.
La Cooperativa impiega un’innovativa metodologia di cura, denominato Agricura© che combina più di 20 variabili terapeutiche con altrettante diverse pratiche agricole: dalla semina alla cura delle piante fino al rapporto con il cliente, adatte al conseguimento dell’obiettivo.

Per ciascun utente viene studiato un percorso personalizzato di riabilitazione per raggiungere gradualmente le condizioni dell’autonomia personale e un inserimento attivo e responsabile nella società. Le attività di agricoltura sociale di Terra Mia sono ad ampio raggio e includono vari tipi di coltivazione, laboratori, attività di educazione alimentare rivolte a bambini e a persone con disturbi alimentari.

Terra Mia ha ricevuto la Menzione Speciale per il settore Agricoltura sociale nell’edizione 2018 di Welfare Index PMI.

 

 

(Wel)fare: perché le imprese dovrebbero fare welfare

Conviene, è semplice, dà l’opportunità di crescere. Queste le qualità del welfare aziendale che abbiamo approfondito nei precedenti articoli. Ripercorriamole velocemente.

Fare welfare conviene – A beneficiare delle iniziative di welfare aziendale sono:

  • I dipendenti: l’offerta di beni e servizi di welfare, a sostegno della loro retribuzione, contribuisce a far aumentare il loro benessere e quello dei loro familiari, permettendo di conciliare meglio vita privata e lavoro;
  • Le imprese stesse: le strategie di welfare, oltre a vantaggi di natura fiscale, fanno aumentare la produttività dei lavoratori, in virtù del loro impatto positivo sul clima e sul benessere organizzativo, sulla reputazione aziendale, sul senso di appartenenza e di fidelizzazione, e così via;
  • Il sistema Paese: il welfare aziendale garantisce l’offerta di beni e servizi legati a bisogni non coperti in maniera adeguata dal welfare pubblico, oltre ad accrescere il legame tra le imprese e i propri territori, a stimolare lo sviluppo socio-economico di questi ultimi e a rafforzare la coesione sociale del Paese.

Fare welfare è semplice – Anche per le piccole e medie imprese, attivare un piano di welfare richiede di seguire pochi e semplici step:

  • Capire i bisogni dei dipendenti, al fine di indirizzare l’offerta verso quei beni e servizi che meglio soddisfano le esigenze in materia di welfare dei lavoratori;
  • Decidere quale tipologia di piano di welfare lanciare: le opzioni a disposizione sono il piano volontario (o unilaterale) oppure il piano negoziale (o sindacale), quest’ultimo obbligatorio laddove il welfare aziendale sia abbinato ad un premio di risultato o di produttività;
  • Erogare i benefit previsti e comunicare l’avvio del piano: per farlo, è consigliabile avvalersi di piattaforme digitali, che assolvono la funzione di sviluppare e gestire l’intero processo;
  • Associarsi con altre imprese del territorio, al fine di garantire interdipendenze di tipo tecnico, organizzativo ed economico.

Fare welfare fa crescere – Esiste una relazione positiva tra l’utilizzo degli strumenti di welfare aziendale e la crescita dell’impresa che li ha attivati, in quanto fare welfare:

  • Obbliga l’impresa a porsi domande sulle risorse umane: ascoltando i bisogni dei dipendenti e attivando delle misure per accrescere la loro motivazione e il loro benessere, si riesce ad incidere positivamente sui loro rendimenti;
  • Riduce il turnover e favorisce l’attrazione dei nuovi talenti: ciò favorisce la creazione di nuovi contenuti e di nuove idee, che assicurano all’impresa una maggiore e migliore produttività.

Aspettando l’edizione 2018 di Welfare Index PMI, che verrà presentata il prossimo 10 Aprile a Roma e che ci fornirà i dati più aggiornati sulla situazione del welfare aziendale nelle piccole e medie imprese italiane, possiamo senza dubbio affermare che le esperienze finora realizzate testimoniano che il welfare aziendale fa bene. A tutti.

Prof. Marco Meneguzzo
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Welfare aziendale e crescita dell’impresa: una relazione positiva

Si sa bene come un clima di collaborazione e rispetto sia di forte impatto per i lavoratori: il welfare contribuisce a far sì che essi si sentano parte di una famiglia e che siano tenuti a contribuire al progredire della stessa. L’azienda non come padre padrone, ma come dispensatore di benessere in un clima di condivisione, dove il rapporto non è più verticale ma orizzontale.

Ma il welfare aziendale fa davvero crescere l’impresa? Una domanda la cui risposta, fino a qualche tempo fa, appariva estremamente incerta, data l’assenza di chiare evidenze circa l’effettivo contributo delle iniziative di welfare al miglioramento qualitativo e quantitativo delle performance aziendali. Oggigiorno, tale panorama è cambiato ed è possibile affermare indubbiamente che esiste una relazione positiva tra l’utilizzo degli strumenti di welfare aziendale e la crescita dell’impresa che li ha attivati. Questo grazie soprattutto ai dati emersi dal Rapporto Welfare Index PMI, ormai divenuto una fonte autorevole di informazioni per valutare lo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane. L’edizione 2017 ha mostrato infatti i seguenti risultati positivi tra le imprese che hanno attuato iniziative in almeno 6 delle aree di welfare aziendale individuate nel rapporto:

  • Aumento della soddisfazione dei lavoratori e miglioramento del clima aziendale (71% delle imprese);
  • Maggiore fidelizzazione dei lavoratori (69% delle imprese);
  • Miglioramento dell’immagine aziendale (69% delle imprese);
  • Incremento della produttività nel lavoro (56% delle imprese).

Fare welfare è dunque divenuto uno strumento strategico per garantire un aumento della produttività dei lavoratori, un investimento fondamentale per ottenere migliori risultati sia in termini quantitativi che qualitativi. Difatti, il welfare obbliga le imprese a porsi domande sulle risorse umane, ascoltando i bisogni dei dipendenti e chiedendosi se esistono dei modi per aumentare la loro motivazione, il loro engagement, il loro benessere, incidendo positivamente anche sui loro rendimenti in azienda. Ma, oltre a garantire una riduzione del turnover, un clima aziendale maggiormente incline a tenere in considerazione le esigenze dei lavoratori favorisce anche l’attrazione dei migliori talenti, allettati dai diversi benefit erogati per facilitare la conciliazione tra vita privata e lavoro e garantire un futuro migliore per se stessi e per i loro familiari. Nuovi talenti, nuove idee. Il passo è breve per assicurare all’impresa una maggiore e migliore produttività, per ottenere un valore aggiunto tanto da un punto di vista meramente quantitativo quanto in termini di contenuti e nuove proposte.

Esempi come Luxottica fanno scuola. Grazie alla possibilità offerta ai propri dipendenti di ricevere il premio aziendale in denaro o di trasformarlo, in tutto o in parte in beni e servizi di welfare, l’azienda veneta ha affermato la propria volontà di porre al centro della propria organizzazione “il valore delle persone, la loro individualità, il legame emozionale con l’azienda e il senso di comunità e appartenenza”. E mentre il tasso di assenteismo è sceso, il grado di soddisfazione dei lavoratori registra una continua crescita.

Iniziative simili di welfare sono alla portata di tutti, PMI comprese. Una speranza in più, ad esempio, per le lavoratrici, che vedono, nella prospettiva di una crescita professionale, riconosciuta la loro esigenza di asili nido.

Prof. Marco Meneguzzo
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Perché fare welfare è diventato più semplice

Troppo spesso le imprese, soprattutto quelle piccole, rinunciano ad attuare politiche di welfare aziendale solamente perché non sanno come farlo. Forse molti imprenditori non sanno che attivare un piano di welfare non richiede degli enormi sforzi.

Il primo passo da seguire, ovviamente, è capire i bisogni dei dipendenti in una o più aree di welfare (per una identificazione puntuale delle stesse, si veda il Rapporto Welfare Index PMI 2017). Un imprenditore che intenda offrire ai propri lavoratori un pacchetto di beni e servizi integrativi della remunerazione in denaro dovrà, infatti, analizzare attentamente le esigenze in materia di welfare dei propri dipendenti, al fine di predisporre un piano che possa generare un beneficio concreto in termini di miglioramenti del benessere della popolazione aziendale, che possa riflettersi positivamente sulla produttività e sui risultati economici dell’azienda.

Una volta compresi i fabbisogni dei propri dipendenti, l’impresa che voglia attivare un programma di welfare dovrà decidere che tipologia di piano lanciare. Da un punto di vista strettamente procedurale, l’opzione più semplice risulta essere il piano volontario o unilaterale. Questo può essere promosso in maniera occasionale oppure erogato in virtù di un regolamento aziendale che impegni il datore di lavoro nei confronti dei dipendenti. La predisposizione di un regolamento aziendale contenente il piano di welfare è comunque condizione necessaria per ottenere la non imponibilità e la deducibilità dei valori corrisposti. In quelle realtà dove esista un sistema strutturato di relazioni e rappresentanze sindacali, questa strada risulta più difficilmente percorribile, essendo auspicabile un accordo sindacale tra le parti coinvolte. Il piano di welfare che ne deriva è detto negoziale o sindacale ed è obbligatorio predisporlo in tutti quei casi in cui il welfare aziendale sia abbinato ad un premio di risultato o di produttività.

Lo step successivo è erogare in concreto i benefit previsti. Qualunque sia la tipologia di piano di welfare prescelta, la soluzione più semplice è avvalersi di strumenti che favoriscano l’accesso alle misure in questione. Sono sempre di più le piattaforme digitali che svolgono la funzione di sviluppare e gestire le stesse, oltre ad offrire una serie di altri servizi, dalla verifica delle prestazioni in regime di esenzione alla gestione dei plafond individuali di spesa.

Ovviamente, dopo le fasi elencate, l’imprenditore dovrà comunicare ai propri dipendenti l’avvio del piano, secondo le modalità che ritiene più opportune. E a volte basta una semplice e-mail.

Infine, per semplificare tutto il processo appena delineato, l’impresa che intenda lanciare un piano di welfare potrebbe decidere di fare rete con altre imprese del proprio territorio. Questa soluzione, oltre a garantire interdipendenze di tipo tecnico, organizzativo ed economico, rende più agevole la realizzazione di iniziative di welfare aziendale. Quanto detto è confermato dai dati del Rapporto Welfare Index PMI 2017, che evidenziano come nessun fattore di successo sia tanto discriminante quanto quello dello sviluppare forme di networking nel welfare aziendale: infatti, “il 22% delle imprese molto attive nel welfare aziendale hanno potuto attuare le proprie iniziative grazie a diverse forme di alleanze”; tra le aziende meno attive, tale percentuale crolla al 3%. Più semplice di così…

Prof. Marco Meneguzzo
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Perché fare welfare conviene alle aziende (e non solo)? Lo spiega il professor Marco Meneguzzo

Da qualche anno si sente sempre più spesso parlare di welfare aziendale, anche in virtù della continua attenzione del legislatore alla regolazione e incentivazione delle iniziative rientranti in questo ambito. Se le Leggi di Stabilità 2016 e 2017 avevano aperto la strada al welfare aziendale, prevedendo una serie di agevolazioni fiscali per imprese e dipendenti che usufruissero di beni e servizi di welfare come strumenti a sostegno della retribuzione, con la Manovra 2018 viene ampliato il ventaglio delle soluzioni a tale scopo. In particolare, la Legge di Bilancio 2018 ha modificato il comma 2 dell’articolo 51 del testo unico delle imposte sui redditi, prevedendo l’esclusione dal reddito di lavoro anche di quelle “somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o le spese da quest’ultimo direttamente sostenute, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari”. Dunque, da quest’anno, anche gli abbonamenti per viaggiare su mezzi pubblici come bus, tram, metro e treni rientrano tra i benefit potenzialmente attivabili dalle imprese in un’ottica di welfare aziendale, sommandosi alle altre iniziative già intraprese e che il Rapporto Welfare Index PMI 2017 ha sinteticamente raggruppato in 12 aree principali:

  • previdenza integrativa;
  • sanità integrativa;
  • servizi di assistenza;
  • polizze assicurative per il personale;
  • conciliazione vita-lavoro, sostegno ai genitori, pari opportunità;
  • sostegno economico;
  • formazione per i dipendenti;
  • sostegno all’istruzione di figli e familiari;
  • cultura, ricreazione e tempo libero;
  • sostegno ai soggetti deboli e integrazione sociale;
  • sicurezza e prevenzione degli incidenti;
  • welfare allargato al territorio e alla comunità.

Ma chi beneficia delle iniziative di welfare aziendale? Sicuramente i dipendenti, che percepiscono un maggiore guadagno grazie all’erogazione di benefit che non sono tassati in busta paga e che contribuiscono a facilitare la conciliazione tra vita privata e lavoro e ad aumentare il loro benessere. Dal canto loro, le aziende, grazie alle strategie di welfare, oltre alla possibilità di ottenere vantaggi fiscali, possono instaurare un rapporto di maggiore reciprocità con i propri lavoratori, in grado di determinare una serie di altri benefici, tra cui:

  • miglioramento del clima e del benessere organizzativo;
  • incremento della reputazione aziendale;
  • aumento del senso di appartenenza e di fidelizzazione dei propri dipendenti;
  • maggiore capacità di attrazione di nuovi talenti;
  • riduzione del turnover.

Tutti fattori in grado di aumentare la produttività dei lavoratori e, dunque, la profittabilità dell’impresa. Ovviamente, l’impatto sui risultati aziendali delle iniziative di welfare aziendale è difficilmente misurabile e quantificabile nell’immediato. Tuttavia, come indicato nel Rapporto Welfare Index PMI 2017, alcune piccole e medie imprese hanno segnalato di aver già registrato netti miglioramenti, in particolar modo per quanto concerne la gestione del personale:

  • nella soddisfazione dei lavoratori e nel clima aziendale (9,5% delle imprese del campione);
  • nella fidelizzazione dei lavoratori (9,4%);
  • nella riduzione dell’assenteismo (4,1%).

Impatti positivi sull’immagine dell’azienda sono stati segnalati dal 7,4% delle imprese, mentre il 3% ha dichiarato di aver ottenuto un incremento della produttività. Questi risultati sono destinati a salire nei prossimi anni: una quota di imprese tra il 25% e il 30% hanno infatti dichiarato di aver ricevuto segnali incoraggianti dalle iniziative di welfare attivate, ma si aspettano che miglioramenti maggiormente significativi avvengano a lungo termine.

Ma a godere dei benefici del welfare aziendale non sono soltanto imprese e lavoratori, ma anche il sistema Paese nel suo complesso. Infatti, oltre a rafforzare il legame tra le imprese e i propri territori e a garantire l’offerta di beni e servizi legati a bisogni non adeguatamente coperti dal welfare pubblico, il welfare aziendale è in grado di accrescere la coesione sociale del Paese e a stimolarne lo sviluppo socio-economico. Basti pensare alle potenzialità di crescita per tutti quegli operatori individuali e per tutte quelle aziende, pubbliche e private, profit e non profit, che forniscono servizi negli ambiti del welfare aziendale.

È ancora presto per fare delle stime. Possiamo però essere certi che il welfare aziendale conviene. E fa bene alla nostra economia e alla nostra società.

Prof. Marco Meneguzzo
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Il rapporto impresa-collaboratori come risorsa di crescita | SARTORI COSTRUZIONI

Sartori Costruzioni si è strutturata come una tipica azienda familiare e conta poco più di una decina di dipendenti. Come in una vera e propria famiglia allargata, l’azienda si impegna per garantire il massimo sostegno possibile ai propri collaboratori, ben oltre quanto previsto dal contratto collettivo nazionale.

Tra le iniziative di welfare aziendale anche la copertura di spese per cure dentarie o l’acquisto di lenti e occhiali. Per il dentista, ad esempio, la società si fa carico di un rimborso percentuale sull’ammontare della fattura.

Inoltre, ci sono misure di sostegno in caso di problemi in famiglia, sempre in forma di rimborso, valutato caso per caso in base alle condizioni come il caso di un dipendente, unico produttore di reddito nella sua famiglia, il cui padre si è infortunato e per il quale la società ha stanziato una cifra di sostegno.

L’impegno di Sartori Costruzioni per accrescere il potere d’acquisto dei propri collaboratori si traduce anche nel supporto economico all’istruzione dei figli e un bonus dedicato a chi si è laureato. Importanti anche le facilitazioni relative ai trasporti, cruciali per la tipologia di lavoro: l’azienda mette a disposizione macchine e furgoni e organizza gli spostamenti.

Infine, l’azienda, che conta su un ampio numero di lavoratori stranieri, ha attivato corsi di formazione ad hoc, corsi di italiano e assistenza nelle pratiche amministrative e burocratiche.

Sartori Costruzioni è stato Welfare Champion nel settore Artigianato nell’edizione Welfare Index PMI 2017.

Vesti Solidale Cooperativa Sociale: alle tutele ci pensa l’azienda

“Lo strumento principale è stata l’indagine sulla rilevazione dei bisogni dei dipendenti e sulla base dei risultati è stato individuato il percorso costruito sulle loro necessità.”

Carmine Guanci, vice-presidente

➝ Obiettivo delle iniziative: migliorare la qualità della vita dei propri collaboratori.

Per i propri collaboratori la cooperativa sociale Vesti Solidale, ha pensato a un pacchetto strutturato di welfare che poggia su 3 pilastri: integrazione sanitaria, sostegno al reddito e trasporti per arrivare comodamente sul luogo di lavoro.

La scelta di creare delle iniziative di welfare aziendale si basa sulla consapevolezza che i collaboratori, circa 100, sono persone fragili – profughi e rifugiati, senza fissa dimora, donne vittime di violenza e di tratta degli esseri umani, persone di età avanzata (dai 45 anni in su) fuoriuscite dal mondo del lavoro, con famiglie a carico. Le difficoltà vanno quindi ben oltre la
ricerca del lavoro, dalla necessità di gestire un budget familiare, alla ricerca di un alloggio fino alla necessità di integrazione e di orientamento ai servizi esistenti sul territorio, dato che molti dei collaboratori sono stranieri. Così dalla quotidianità della relazione con i lavoratori, la cooperativa registra i bisogni emergenti e, facendo parte di un sistema più ampio di cooperative promosse da Caritas, può rispondere ai bisogni dei propri dipendenti.

Il Fondo sanitario per i collaboratori ha inoltre delle condizioni migliori rispetto agli obblighi del contratto collettivo nazionale. In campo anche delle politiche di sostegno al reddito che prevedono un sistema di prestiti a interessi 0 per chi debba affrontare delle spese per la casa, malattie di coniugi e figli, buoni scuola per i ragazzi delle scuole superiori.

Il terzo pilastro, quello che riguarda i trasporti, è nato cercando di creare delle collaborazioni tra persone residenti nello stesso paese, o in zone limitrofe, e prevede il rimborso della benzina per le persone che vengano insieme al lavoro.

Siropack Italia, tutti a scuola!

“Oggi abbiamo 10 iniziative, fra un anno ne avremo 15, fra un anno ancora 20, è come una macchia d’olio che si deve allargare sempre di più.”

Barbara Burioli, legale rappresentante

 

➝ Obiettivo delle iniziative: formare, attirare e trattenere capitale umano qualificato.

Un’azienda giovane, dove l’età media dei dipendenti è 30 anni e il turn-over è bassissimo. Da circa due anni l’azienda investe in un sistema di welfare flessibile che tiene conto delle esigenze dei dipendenti. La nuova sede, circa 50.000 metri quadrati, è stata scelta proprio per la vicinanza a spazi e servizi in modo da ottimizzare i tempi di spostamento dei propri collaboratori e ponendo grande attenzione alla qualità degli ambienti di lavoro.

Per un’azienda che innova, il capitale umano è un settore strategico e, dal 2015, Siropack collabora con l’Università di Bologna, ospitando studenti per tirocinio di tesi. Tra le iniziative più importanti in ambito di welfare, la presenza di un formatore ad hoc responsabile dell’organizzazione e della predisposizione di corsi di formazione realizzati su misura del collaboratore. Per il 2017, in programma anche corsi di lingua straniera per i dipendenti a contatto con l’estero. Nel 2016 come regalo di Natale da parte dell’azienda sono stati acquistati e distribuiti ai dipendenti dei buoni da spendere per acquisti per sé e la famiglia.

Nel 2017, inoltre, verranno introdotti i buoni benzina ed è in corso una trattativa con palestre e scuole materne nel perimetro della nuova sede, per l’accesso a questo tipo di servizi da parte dei dipendenti, a spese o con il contributo dell’azienda.