Buoni pasto 2026: più valore netto e spinta al welfare digitale

Aumenta il potere d’acquisto dei lavoratori e si migliora l’efficienza fiscale per le imprese

Nel 2026 i buoni pasto tornano al centro delle politiche di welfare aziendale. La Legge di Bilancio introduce infatti una misura attesa da tempo: l’innalzamento della soglia di esenzione fiscale per i ticket elettronici, che passa da 8 a 10 euro al giorno.
Un intervento semplice nella forma ma rilevante negli effetti, che rafforza uno degli strumenti di welfare perché capace di coniugare beneficio per i lavoratori ed efficienza per le aziende.

Più netto in tasca ai lavoratori
L’aumento della soglia esentasse si traduce, in termini concreti, in un maggiore valore reale disponibile per i dipendenti. I buoni pasto fino a 10 euro non concorrono infatti alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non sono soggetti né a tassazione né a contribuzione.
Il risultato è un incremento diretto del potere d’acquisto, con un impatto che può diventare significativo su base annua. Un aspetto particolarmente rilevante soprattutto in un contesto in cui il costo della vita continua a incidere sulle spese quotidiane delle famiglie.

Un’opportunità anche per le imprese
Il rafforzamento dei buoni pasto si conferma vantaggioso anche per le aziende. Il costo sostenuto dall’impresa resta interamente deducibile e l’IVA è detraibile, senza effetti sul costo del lavoro. I ticket elettronici si confermano uno strumento particolarmente efficiente: consentono di riconoscere un beneficio tangibile ai dipendenti senza incrementare il carico fiscale e contributivo dell’azienda, offrendo alle PMI una soluzione sostenibile e facilmente integrabile nei piani di welfare.

Una spinta verso il welfare digitale
La misura introduce anche un chiaro indirizzo evolutivo. L’aumento della soglia d’esenzione riguarda esclusivamente i buoni pasto elettronici, mentre resta invariato il limite per quelli cartacei.
Una scelta che incentiva ulteriormente la transizione verso soluzioni digitali, già ampiamente diffuse, che garantiscono maggiore tracciabilità, semplicità di gestione e flessibilità d’uso a beneficio di imprese e lavoratori.

L’intervento si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento del welfare, in cui i benefit aziendali continuano a rappresentare una risposta concreta alle esigenze di sostenibilità economica delle famiglie.


Per un approfondimento alla disciplina fiscale di riferimento, contenuta nell’articolo 51 del TUIR e per conoscere tutti vantaggi fiscali del welfare aziendale vai qui.

Premi di produttività 2026: più netto in busta paga grazie alla nuova detassazione

La Legge di Bilancio riduce all’1% l’imposta sui premi di risultato: un’opportunità concreta per imprese e lavoratori

Buone notizie per aziende e dipendenti: con la Legge di Bilancio 2026, i premi di produttività diventano ancora più attrattivi.

Per il biennio 2026-2027, l’imposta sostitutiva applicata ai premi di risultato e alla partecipazione agli utili passa dal 5% all’1%. L’agevolazione si applica fino a 5.000 euro lordi annui per dipendente — contro i 3.000 euro degli anni passati, nel rispetto dei requisiti di legge e degli accordi aziendali o territoriali.

In concreto, cosa significa?
Una quota maggiore del premio riconosciuto dall’azienda rimane come effettiva disponibilità economica per il lavoratore. Ad esempio, su un premio lordo di 2.000 euro, l’imposta è solo 20 euro (netto circa 1.980 euro), contro 100 euro al 5% (netto circa 1.900 euro).

I premi di risultato sono strumenti legati al raggiungimento di obiettivi misurabili — produttività, redditività, qualità, efficienza, innovazione — e rappresentano una delle leve più efficaci per allineare risultati e retribuzione. Con la nuova aliquota all’1%, diventano ancora più vantaggiosi per le PMI che vogliono incentivare la crescita e allo stesso tempo riconoscere il contributo delle proprie persone.

Non solo: resta la possibilità, prevista dalla normativa vigente, di convertire i premi in strumenti di welfare aziendale nei casi consentiti dall’articolo 51 del TUIR, ampliando ulteriormente il vantaggio fiscale.

La misura rafforza una direzione già chiara negli ultimi anni: premiare il merito, sostenere la produttività e rendere più efficiente la componente variabile della retribuzione.

Per le imprese, è l’occasione per strutturare sistemi premianti sostenibili, accrescere il benessere organizzativo, ridurre il turnover e aumentare le performance. Per i lavoratori, è un’opportunità di riconoscimento e valorizzazione dell’impegno e della produttività individuale, con effetti di maggiore equità e incentivazione rispetto ad aumenti retributivi generalizzati.


Per un approfondimento alla disciplina fiscale di riferimento, contenuta nell’articolo 51 del TUIR e per conoscere tutti vantaggi fiscali del welfare aziendale vai qui.

Fringe benefit 2026: cosa prevede la Legge di Bilancio

Confermate le soglie di esenzione fiscale per imprese e lavoratori: limiti, vantaggi e riferimenti normativi

Nella nuova Legge di Bilancio, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025, sono state prorogate le soglie di esenzione fiscale per i fringe benefit introdotte nel triennio 2025-2027.

I fringe benefit sono strumenti a vantaggio dei dipendenti e dei datori di lavoro: offrono benefici fiscali e contributivi per l’azienda – che può dedurre i costi – e un aumento del potere d’acquisto e del benessere per il lavoratore – che li riceve in aggiunta allo stipendio e sono esenti da tassazione.

Nello specifico, per il 2026 i fringe benefit si confermano con i seguenti limiti:

  • 1.000 euro annui per la generalità dei lavoratori dipendenti
  • 2.000 euro annui per i lavoratori con figli fiscalmente a carico

È certamente una buona notizia per il mondo del lavoro e per chi opera in ambito welfare, oltre che per i diretti beneficiari. La conferma di tal misura permetterà alle PMI di dedurre i fringe benefit dal reddito d’impresa senza generare oneri contributivi, nei limiti specifici di esenzione fiscale e per il periodo di imposta 2026.

E per i dipendenti quali sono i vantaggi? Oltre al cosiddetto reddito aggiuntivo sotto forma di buoni spesa, benzina, assicurazioni, etc., i fringe benefit non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente entro le soglie prevista dalla normativa e per l’anno di riferimento.

I fringe benefit sono uno dei principali strumenti di welfare aziendale utilizzati dalle imprese italiane, sia per la facilità di attivazione da parte del datore di lavoro che nell’utilizzo da parte dei dipendenti. La loro introduzione ha generato apprezzamento da entrambe le parti e ha inciso positivamente nella qualità della vita in azienda.

Per un approfondimento alla disciplina fiscale di riferimento, contenuta nell’articolo 51 del TUIR e per conoscere tutti vantaggi fiscali del welfare aziendale vai qui.

Premio Welfare Aziendale: Generali Italia dà valore alla tua tesi di laurea sul welfare

Prima edizione del bando di tesi sul welfare aziendale

Generali Italia, in collaborazione con Welfare Index PMI, lancia la prima edizione del Premio Welfare Aziendale, il riconoscimento che supporta e valorizza le tesi più originali e significative sul tema del benessere aziendale. Il bando mette a disposizione due premi da 2.000 € ciascuno ed è rivolto a laureati magistrali che abbiano conseguito, o che conseguiranno, il titolo tra gli anni accademici 2024/2025 e 2025/2026, con una tesi dedicata al welfare aziendale.


Chi può partecipare

Studenti e studentesse di Università italiane che abbiano già discusso la tesi di laurea magistrale negli a.a 2024/2025 e 2025/2026, entro e non oltre il 30 aprile 2026, con oggetto il welfare aziendale e il suo ruolo di leva per l’innovazione sociale ed economica.


Criteri di valutazione e Premi in palio

La Commissione di Valutazione, composta dai membri del Comitato Guida di Welfare Index PMI, premierà le due tesi che meglio avranno interpretato i seguenti criteri:
• Pertinenza con i temi del bando
• Originalità e innovazione
• Metodo di ricerca
• Chiarezza e qualità dell’elaborato
Entrambe riceveranno un premio di 2.000€.


Scadenza per le candidature

È possibile presentare domanda entro il 30 aprile 2026. Tutti i documenti richiesti nel bando ufficiale dovranno essere allegati alla mail di candidatura.

 

Premiazione

I vincitori saranno annunciati a maggio 2026 e premiati a Roma in occasione dell’evento nazionale di Welfare Index PMI il 1° luglio 2026.

Tutti i dettagli utili alla candidatura — modalità di partecipazione, criteri di selezione, documentazione richiesta — sono consultabili sul bando ufficiale, scaricabile da questa pagina.

 

Le imprese piemontesi al centro della comunità: da Olivetti al moderno welfare aziendale

Possiamo parlare di welfare aziendale e di ruolo sociale delle imprese in Piemonte senza ricordare la figura di Adriano Olivetti? Certamente l’odierno welfare aziendale è un’esperienza recente, nata grazie a un impianto normativo del 2016 che ha incentivato la diffusione in tutto il sistema produttivo italiano, anche nelle medie e piccole aziende, di iniziative e servizi per il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie. L’attuale contesto è molto distante da quello delle antiche esperienze di “capitalismo illuminato”. Ma riconoscere le radici è importante, ed è importante non dimenticare la lunga storia di un pensiero che ha sempre considerato l’impresa come una realtà sociale, inserita in una comunità più ampia e non separabile dalle persone che ne fanno parte, dalle loro aspirazioni e dai loro percorsi di vita. Adriano Olivetti muoveva da un approccio etico, distingueva mezzi e fini: considerava lo sviluppo umano come un fine e le forze economiche come un mezzo. Ciò lo portò a far crescere una impresa fortemente innovativa, leader nella meccanica e pronta a investire nell’elettronica, dotata di una cultura, di principi gestionali e di un capitale umano di qualità tale da costituire molto a lungo un punto di riferimento per la modernizzazione del nostro sistema industriale.

In qualche misura questa eredità dà ancora i suoi frutti, e credo di non sbagliarmi se ne vedo un segno nelle più belle storie di welfare aziendale in Piemonte. Una regione che vede la presenza di 14 imprese Welfare Champion e 74 Welfare Leader: i due riconoscimenti più alti assegnati da Welfare Index PMI nel 2024.

Diamo uno sguardo, quindi, alla realtà più generale del welfare aziendale nella regione, utilizzando l’indice Welfare Index PMI. Dall’inizio del progetto nel 2016 a oggi le imprese piemontesi classificate ad un livello alto o molto alto di welfare sono triplicate, passando dal 10% al 32%. Ciò significa che un terzo delle imprese sono attive in un’ampia gamma di prestazioni sociali: dalla salute alla previdenza, dall’istruzione all’assistenza agli anziani, le pari opportunità, la conciliazione tra la vita personale e il lavoro…

Il Piemonte vede la presenza di una struttura produttiva robusta, fatta di 776mila imprese di cui 75mila società di capitale, che raggiungono il 42% delle famiglie di tutte le condizioni sociali. Un sistema così presente nel territorio, con le proprie iniziative di welfare, offre un contributo prezioso alla coesione sociale, rispondendo ai bisogni essenziali delle famiglie.

Ciò che non è ancora sufficientemente compreso, nel dibattito politico e nell’opinione pubblica, è l’enorme potenziale generato da questa esperienza, la sua possibile evoluzione nell’interesse generale del Paese. Il welfare aziendale è destinato a crescere perché contribuisce a migliorare i risultati economici delle imprese. Abbiamo analizzato i bilanci dal 2020 al 2023 di trecento aziende piemontesi, e verificato che tutti gli indicatori di crescita, produttività e redditività sono fortemente correlati al livello di welfare aziendale. Le imprese ad alto livello di welfare hanno raggiunto un indice di produttività (MOL per addetto) di 57mila euro, contro una media di 22mila euro. Simile l’andamento del fatturato, cresciuto in tre anni del 7,4% nella media generale, ma in misura doppia (13%) nel segmento ad alto livello di welfare. Non è difficile comprenderne le ragioni: il welfare aziendale è una leva di management efficace, non determina automaticamente i risultati ma fa parte di una cultura gestionale evoluta.

Ma questi dati veicolano anche un messaggio più generale, di straordinaria importanza in un’epoca in cui le strutture tradizionali del welfare state sono in evidente difficoltà. Significano infatti che il welfare aziendale costituisce un modello sociale che non solo distribuisce risorse, ma contribuisce a generarle. Per questo motivo le imprese, soprattutto quelle che hanno maturato una visione strategica del proprio ruolo sociale, sono in grado di partecipare a un rinnovamento generale del welfare italiano, agendo come nuclei di un nuovo welfare di comunità. Ovviamente non potranno farlo da sole: per avviare questa prospettiva occorre l’iniziativa delle istituzioni e in modo particolare delle Regioni. Possiamo pensare ad un rinnovamento dei sistemi di welfare che non poggi esclusivamente sulla spesa pubblica? Il Codice del Terzo Settore definisce gli strumenti per attivare la partnership tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, enti del terzo settore e imprese: co-programmazione e co-progettazione. Il futuro è tutto da scrivere.

di Enea Dallaglio, Partner MBS Consulting, Direttore di ricerca Welfare Index PMI

Scarica il Rapporto Piemonte 2025

L’età adulta del welfare aziendale. Le PMI pronte per il rinnovamento del welfare del Paese

Il 75% delle PMI (3 su 4) ha un livello almeno medio di welfare aziendale
Dal 2016 le imprese che hanno raggiunto un livello alto o molto alto di welfare aziendale sono triplicate, dal 10,3% al 33,3%, accelerando negli ultimi due anni (+ 8%)

La crescita del welfare aziendale negli ultimi 2 anni è diffusa e figura un nuovo protagonista: il Terzo Settore (51,3% degli enti raggiunge un livello di welfare elevato, contro una media generale del 33,3%)

Le PMI punto di riferimento per le comunità grazie alla diffusione sul territorio e alla vicinanza alle famiglie
Il welfare aziendale può costituire la base di un nuovo welfare di comunità capace di promuovere la coesione sociale anche al di fuori delle aziende: le imprese raggiungono il 44% delle famiglie italiane

Per il 18% delle PMI il welfare aziendale è una leva strategica di gestione dell’impresa
Di queste più dell’80% ottiene i migliori risultati di impatto sociale. Conciliazione vita lavoro e sostegno economico le aree più in crescita

Il welfare aziendale contribuisce alla produttività e al successo economico
Il fatturato aumenta con il livello di welfare: sono in crescita il 28,8% delle imprese a livello di welfare iniziale e il 46,5% di quelle a livello molto alto

Assegnato il massimo rating 5W a 142 imprese Welfare Champion (22 nel 2017)

È stato presentato oggi a Roma il Rapporto Welfare Index PMI 2024 sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, giunto alla ottava edizione. L’iniziativa sullo stato del welfare nelle PMI italiane, è promossa da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con la partecipazione delle principali Confederazioni italiane Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio. Si basa su un modello di analisi su dieci aree: 1) Previdenza e protezione, 2) Salute e assistenza, 3) Conciliazione vita-lavoro, 4) Sostegno economico ai lavoratori, 5) Sviluppo del capitale umano, 6) Sostegno per educazione e cultura, 7) Diritti, diversità, inclusione, 8) Condizioni lavorative e sicurezza, 9) Responsabilità sociale verso consumatori e fornitori, 10) Welfare di comunità.

Quest’anno hanno partecipato a Welfare Index PMI circa 7.000 imprese – più che triplicate rispetto alla prima edizione – di tutti i settori produttivi, di tutte le dimensioni e provenienti da tutta Italia. I risultati di Welfare Index PMI sono stati illustrati oggi a Roma alla presenza di: on. Eugenia Maria Roccella, Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità; sen. Gaetano Nastri, Capo Questore del Senato; Giancarlo Fancel, Country Manager & Ceo Generali Italia; Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia; Giovanni Baroni, Vicepresidente Confindustria e Presidente Piccola Industria; Davide Peli, Presidente dei giovani imprenditori Confartigianato; Sandro Gambuzza, membro della Giunta Esecutiva, Confagricoltura; Gaetano Stella, Presidente Confprofessioni; Laura Bernini, Responsabile Settore Welfare pubblico e privato, Confcommercio; Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability & Corporate Responsibility di Generali Italia; Enea Dallaglio, MBS Consulting – A Cerved Company.

La maturità raggiunta dal welfare aziendale è la principale evidenza che emerge dal Rapporto di quest’anno: il 75% delle piccole e medie imprese italiane, 3 aziende su 4, ha infatti superato il livello medio di welfare aziendale. Triplica il numero di PMI con livello molto alto e alto, passando dal 10,3% del 2016 al 33,3% del 2024, con un aumento dell’8% negli ultimi due anni. Infine, si sono dimezzate le imprese a livello iniziale, il cui welfare consiste sostanzialmente nell’adozione delle misure previste dai contratti collettivi: dal 48,9% al 25,5%.
Dall’osservatorio emerge come si renda possibile fare leva sulle PMI per rinnovare il sistema di welfare del nostro Paese.
L’area più matura, con un tasso di iniziativa del 56,4%, è la conciliazione vita – lavoro. Seguono a breve distanza salute e assistenza, previdenza e protezione, tutela dei diritti, delle diversità e inclusione sociale, tutte con un tasso superiore al 50%. L’iniziativa delle imprese a sostegno delle famiglie per la cultura e l’educazione dei figli, con il 10% di imprese attive, sta invece muovendo i primi passi.

Il Rapporto 2024 dedica un approfondimento a un grande protagonista della scena sociale ed economica italiana: il Terzo Settore, che conta 125.000 organizzazioni iscritte al RUNTS (Registro Unico degli Enti del Terzo Settore). Il non profit in senso più ampio coinvolge 894 mila dipendenti, quasi 4,7 milioni di volontari, e produce un valore pari al 5% del PIL.
Il Terzo Settore esercita un duplice ruolo nel welfare aziendale: da un lato offre soluzioni di welfare ai propri dipendenti, dall’altro agisce come fornitore di servizi alle imprese. Gli enti del terzo settore che hanno raggiunto un livello alto e molto alto di welfare aziendale sono il 59,3%, contro il 33,3% delle imprese for profit. E in quasi tutte le aree i tassi di iniziativa sono superiori alla media delle PMI. In due aree, quelle che costituiscono la missione sociale di molti enti, raggiungono livelli di iniziativa molto superiori: nella responsabilità sociale verso consumatori e fornitori (87,2% contro 27,2%) e nella tutela dei diritti, delle diversità e dell’inclusione (82,5% contro 50,4%).

Le PMI punto di riferimento per le comunità grazie alla diffusione sul territorio e alla vicinanza alle famiglie
Una quota significativa della spesa di welfare nel nostro paese è a carico diretto delle famiglie, che sostengono il 22% della spesa sanitaria italiana, il 71% di quella assistenziale per la cura dei figli e degli anziani, il 16% della spesa per l’istruzione. Il welfare aziendale, trasferendo parte di questa spesa dalle famiglie alle imprese e trasformandola da individuale a collettiva, agisce come fattore di efficienza e di equità.

Le PMI raggiungono 11,3 milioni di famiglie con lavoratori dipendenti, il 44% delle famiglie italiane, appartenenti a tutte le fasce sociali, di cui 3,2 milioni a vulnerabilità alta o molto alta. Possono quindi rafforzare il proprio ruolo sociale erogando sostegni mirati in relazione alla condizione familiare o alla presenza di fragilità connesse alla necessità di assistere figli o persone anziane. Inoltre, le imprese possono costituire la base di un nuovo welfare di prossimità perché largamente diffuse nel territorio italiano: le PMI da 6 a 1.000 addetti, oggetto dell’indagine, sono 661.000.

Il welfare aziendale come leva strategica di gestione dell’impresa
Il 18% delle imprese oggetto dell’analisi sono caratterizzate da un welfare evoluto, ai più alti livelli di iniziativa e capacità gestionale, che considerano centrali gli obiettivi di soddisfazione dei lavoratori e di reputazione. Le aziende di questo profilo intendono il welfare come leva strategica per la sostenibilità dell’impresa e l’81% di esse ottiene i migliori risultati in termini di impatto sociale (il 53% molto alto). Determinanti l’impegno sociale coerente dell’impresa, la diffusione a tutti i livelli di una cultura aziendale orientata alla cura del benessere e alla valorizzazione delle persone, la valorizzazione delle iniziative con la comunicazione e il coinvolgimento dei collaboratori.

Il welfare contribuisce alla produttività e al successo economico
La quota di imprese con aumento di fatturato nel 2023 cresce pressoché linearmente con il livello di welfare aziendale, dal 28,8% di quelle con livello iniziale al 46,5% di quelle con livello molto alto. Gli anni successivi al contesto Covid, hanno visto una ripresa con velocità differenziate tra le piccole medie imprese italiane e quelle con livello molto alto di welfare aziendale hanno registrato la crescita più vigorosa, sia nel 2021 sia nel 2022. Rispetto agli indici di produttività, tanto il fatturato per addetto quanto il margine operativo lordo per addetto aumentano quasi linearmente al livello di welfare, raggiungendo i valori più elevati nel segmento delle imprese con livello molto alto di welfare aziendale: 470 mila euro in termini di fatturato per addetto (contro i 193 mila euro delle imprese con livello iniziale di welfare) e 29,4 mila euro in termini di margine operativo lordo per addetto (contro 10 mila euro).

Il welfare aziendale è poi correlato positivamente con la solidità finanziaria delle imprese: l’indebitamento, misurato come quota percentuale sul fatturato, decresce al crescere dei livelli di welfare, con una differenza di oltre cinque punti tra le imprese di livello iniziale (70,3%) e quelle di livello molto alto (64,5%). Inoltre, di particolare interesse è l’analisi della correlazione tra welfare aziendale e capacità competitiva delle imprese sui mercati internazionali: mediamente la quota di imprese esportatrici è dell’8%, ma passando dal livello iniziale ai livelli più elevati di welfare aziendale la quota quasi triplica, dal 5% al 14,1%.

Eugenia Maria Roccella, Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, ha dichiarato: “La denatalità è la più grande questione del nostro tempo, perché porta con sé tutte le altre: la coesione sociale, la sostenibilità economica, l’ambiente, il senso del futuro. Il governo ha fatto della sfida demografica una propria priorità, in termini di visione, iniziativa e investimenti. Ma questa sfida richiede lo sforzo di tutti, non può essere affrontata solo attraverso la leva delle politiche pubbliche. In questa chiave il welfare assume una portata centrale e assolutamente decisiva, perché dalla capacità del mondo produttivo di agevolare la conciliazione vita-lavoro e di essere accogliente nei confronti della genitorialità passa la rimozione di uno dei più grandi ostacoli, materiali ma anche culturali, che disincentivano la natalità. Fin dal primo giorno noi abbiamo puntato molto sul coinvolgimento del lavoro e dell’impresa in questa sfida che ci riguarda tutti e deve coinvolgere tutti. Lo abbiamo fatto con misure concrete, dalla decontribuzione per le mamme lavoratrici ai fringe benefits, e con iniziative come il codice di autodisciplina per le imprese. Ma è un segnale incoraggiante il fatto che accanto all’impegno della politica e delle istituzioni si registri una crescente consapevolezza da parte del mondo produttivo.

Giancarlo Fancel, Country Manager & CEO Generali Italia, ha dichiarato: “L’edizione 2024 del Rapporto Welfare Index PMI evidenzia come una parte sempre più rilevante delle PMI abbia un elevato livello di welfare aziendale, che utilizza in chiave strategica e che estende alle famiglie dei dipendenti, fino all’intera comunità in cui opera. Il tessuto imprenditoriale italiano composto dalle piccole e medie aziende assume, dunque, un ruolo sociale importante, diventando punto di riferimento sul territorio. Come Generali, siamo certi che attraverso una partnership tra il settore pubblico e il privato che coinvolga le Istituzioni, gli enti territoriali, le famiglie, le imprese e il terzo settore si possa contribuire in maniera importante a rinnovare il welfare del Paese e a guardare con fiducia al futuro”.

Giovanni Baroni, Vicepresidente Confindustria e Presidente Piccola Industria ha dichiarato: “Il welfare si dimostra ancora una volta un’eccezionale leva per accelerare crescita, produttività e sostenibilità nelle nostre imprese. Tante sono le sue declinazioni: dalla conciliazione vita-lavoro, alla formazione del capitale umano per arrivare alla salute e benessere. Su ognuna di queste le aziende possono dare un contributo importante, facendo la differenza. Tuttavia, guardando alle priorità, senza dubbio la sanità integrativa rappresenta un tassello centrale di ogni politica di welfare. Non mi sorprende, quindi, che la presenza di fondi e polizze integrative nelle Pmi sia in continua crescita. La sanità integrativa, infatti, oggi copre quasi 16 milioni di italiani tra lavoratori e familiari intercettando circa 4,5 mld di risorse, a testimonianza di quanto le aziende, attraverso i contratti collettivi, stiano investendo in questa importantissima tutela di welfare che non è più solo appannaggio delle imprese grandi, anzi. In un Paese come il nostro, dove la spesa pubblica per la salute rimane una delle più basse d’Europa, circa il 6,5% del Pil, quanto le imprese possono fare a supporto della tutela sanitaria di lavoratori e familiari è straordinario, a dimostrazione del grande ruolo sociale che svolgono ormai in ogni territorio. E il nostro auspicio è che possa crescere ancora, arrivando a raggiungere fasce ancora più ampie della popolazione italiana, in un’ottica di integrazione e supporto del Welfare State pubblico”.

Davide Peli, Presidente dei giovani imprenditori Confartigianato ha dichiarato: “Stare bene in azienda fa bene all’azienda e rappresenta anche un fattore ‘attrattivo’ nei confronti dei giovani, per i quali la flessibilità, le opportunità di autorealizzazione, l’attenzione alla responsabilità sociale d’impresa, l’equilibrio tra attività professionale e vita privata sono elementi essenziali del rapporto di lavoro. Con il welfare aziendale si migliora la produttività, si ottimizzano le risorse economiche, si incrementa lo spirito di squadra indispensabile ad affrontare le nuove sfide imposte dalla trasformazione del mercato. Confartigianato è impegnata ad offrire risposte strutturate, servizi e assistenza alla crescente e diversificata domanda di welfare degli artigiani e delle micro e piccole imprese, delle famiglie e delle comunità. Da oltre 30 anni ci occupiamo del benessere dei nostri dipendenti con gli strumenti della bilateralità, garantendo interventi su misura per il sostegno al reddito, la tutela della salute, la formazione continua, l’aggiornamento professionale”.

Sandro Gambuzza, Vicepresidente di Confagricoltura ha dichiarato:”Il Welfare Index PMI e i risultati della sua ricerca si confermano fondamentali per le imprese del nostro comparto per poter misurare l’efficacia delle proprie iniziative di welfare e confrontarsi con le esperienze più avanzate del settore”, ha commentato Sandro Gambuzza, Componente della Giunta Esecutiva di Confagricoltura, a margine dell’evento Welfare Index PMI 2024 promosso da Generali Italia, che si è svolto nella cornice romana del Salone delle Fontane. “La presenza, anche quest’anno, di aziende associate alla Confederazione tra le premiate mi riempie di orgoglio e conferma l’attenzione che ha il settore primario italiano nella diffusone di efficaci politiche di welfare all’interno delle realtà aziendali”.“Dai risultati dell’ultimo rapporto appare evidente come le imprese stiano ormai raggiungendo un alto livello di welfare aziendale – ha continuato Gambuzza –, inteso in chiave strategica, estendendolo ai dipendenti e ai loro familiari, fino all’intera comunità. Parliamo di un ambito dagli importanti risvolti: dalle politiche di conciliazione vita-lavoro alla salute e all’assistenza per i familiari, dalla previdenza integrativa alla tutela dei diritti e delle pari opportunità, fino alla promozione dell’istruzione e della mobilità sociale per le nuove generazioni”.

Laura Bernini, Responsabile Settore Welfare pubblico e privato, Confcommercio ha dichiarato: “Le misure di welfare mirate a favorire una maggior conciliazione vita-lavoro e al rafforzamento del secondo pilastro previdenziale e assistenziale rappresentano un importante aiuto per le famiglie e un significativo passo volto al superamento del gender gap occupazionale, retributivo e conseguentemente pensionistico. Il sistema multipilastro di welfare nel quale da sempre crediamo e il recente rinnovo del nostro CCNL vanno in questa direzione al fine di perseguire efficienza, equità e inclusività, agendo su servizi e costi che, in assenza di interventi di tipo collettivo, sarebbero oneri a carico delle famiglie e delle categorie più fragili”.

Gaetano Stella, Presidente di Confprofessioni, ha dichiarato: «All’interno degli studi professionali il welfare ha radici profonde. Il prossimo anno celebreremo i vent’anni di attività della Cassa di assistenza sanitaria integrativa, nata dal Ccnl degli studi professionali per offrire prestazioni di assistenza sanitaria e socio-sanitaria ai dipendenti di studio. Un lungo percorso che nel corso degli anni ha portato a estendere le tutele di welfare ai familiari dei lavoratori e quindi a tutto il personale di studio fino a coprire i professionisti datori di lavoro. Oggi il welfare è un albero robusto – come conferma il Rapporto Welfare Index Pmi 2024, al quale Confprofessioni contribuisce fin dalla prima edizione – che cresce e si ramifica giorno dopo giorno. Richiede, però, particolari cure per assecondare i profondi cambiamenti economici e sociali che si registrano all’interno delle imprese e degli studi. In quest’ottica s’innesta il recente rinnovo del Ccnl degli studi professionali. Il rafforzamento delle tutele e il potenziamento degli strumenti di welfare (pensiamo all’introduzione della giornata della prevenzione) si focalizza, in particolare, su quelle realtà di più piccole dimensioni, nella consapevolezza che la salute e il benessere di tutti coloro che operano negli studi sia alla base di ogni processo di crescita. L’obiettivo è favorire una maggior produttività, certo; ma soprattutto una sempre più diffusa cultura del benessere che si estende nella sicurezza, nella formazione, nel sostegno al reddito e nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, coinvolgendo sempre più i lavoratori autonomi».

“Le imprese venete contribuiscono a generare un nuovo welfare di comunità” di Enea Dallaglio

La crescita del welfare aziendale nella Regione Veneto rende possibile diffondere nel territorio nuovi servizi per il benessere delle famiglie e la coesione sociale.

Sono note le caratteristiche delle imprese venete: un sistema produttivo robusto e dinamico, capillarmente diffuso nel territorio, con 469 mila aziende di cui 52 mila PMI tra i 6 e i 1.000 addetti. Il Veneto produce il 9,2% del PIL italiano e i suoi livelli occupazionali sono sensibilmente superiori alla media nazionale.

Meno conosciuto ma altrettanto importante è il contributo che le imprese venete offrono al benessere delle comunità, integrando le prestazioni del welfare pubblico regionale.
Il Rapporto Veneto 2024 di Welfare Index PMI offre un’analisi approfondita delle iniziative del welfare aziendale e del loro impatto sociale. Il 25,5% delle imprese di questa regione sono classificate ad un livello di welfare alto o molto alto, con una crescita molto veloce negli ultimi anni: erano infatti l’11,4% nel 2016.

Un’analisi di 495 bilanci aziendali dimostra che le imprese che offrono ai dipendenti una gamma ampia di servizi ottengono i migliori risultati di business. Cresce dunque la consapevolezza dei vantaggi di lungo termine che le imprese possono ottenere grazie a efficaci politiche di welfare, e ciò determina una prospettiva di ulteriore espansione del loro impegno sociale e dell’offerta di servizi aziendali ai lavoratori e alle loro famiglie.

Le imprese venete raggiungono un milione di famiglie di tutte le condizioni sociali, circa metà della popolazione locale. Le istituzioni pubbliche sapranno cogliere l’opportunità determinata dalla crescita del welfare aziendale per promuovere progetti basati sulla cooperazione tra le componenti pubblica e privata del welfare?
Questa cooperazione è l’unica strada percorribile se si vuole creare e diffondere una nuova generazione di servizi sociali capaci di rispondere ai bisogni emergenti: dalla prevenzione e la cura personalizzata della salute all’assistenza agli anziani, dai servizi per la cura dei figli alla promozione delle pari opportunità, dall’istruzione e la qualificazione professionale per i giovani all’inclusione sociale per le persone fragili.

Scarica il Rapporto Welfare Index PMI Veneto 2024.
https://bit.ly/49EzAvf

di Enea Dallaglio, Partner MBS Consulting, Direttore di ricerca Welfare Index PMI.

In Lombardia la maggior quota di imprese che raggiungono un livello alto o molto alto di welfare aziendale

  • È quanto emerge dal Rapporto Welfare Index PMI Lombardia 2023: il 29% delle piccole e medie imprese della regione raggiunge un alto livello di welfare, superando la media nazionale (24,7%), un trend in continua crescita (dal 2016 più che raddoppiato)
  • Le imprese con politiche di welfare più mature attraggono talenti, migliorano il clima aziendale e ottengono anche migliori risultati economici
  • L’evento, presentato nella sede di Generali a Milano, è il primo focus territoriale che dà seguito ai risultati nazionali di Welfare Index PMI e che proseguirà nel corso dei prossimi mesi: a partire da Veneto e Toscana, in vista della presentazione del Rapporto Nazionale a giugno 2024

È iniziato il 6 novembre, nella sede di Generali Tre Torri a Milano, il roadshow dedicato al territorio per diffondere e promuovere la cultura del welfare aziendale tra le aziende di piccole e medie dimensioni, con la presentazione del Rapporto Welfare Index PMI Lombardia 2023. Welfare Index PMI è l’indice che valuta il livello di welfare aziendale nelle piccole e medie imprese ed è promosso da Generali con la partecipazione delle principali Confederazioni italiane: Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio. L’evento è il primo focus territoriale che dà seguito al Rapporto Welfare Index PMI 2022, presentato a Roma lo scorso dicembre.

Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability & Social Responsibility di Generali Italia e Francesco Bardelli, Chief Health & Welfare and Connected Business Development Officer di Generali Italia e CEO di Generali Welion hanno dichiarato: “Oggi il progetto Welfare Index PMI si è evoluto in una nuova fase: con questa iniziativa avviamo un programma nei territori di approfondimento delle realtà del welfare aziendale e di incontro con le autorità locali e con le imprese. È un segno di maturità del progetto, che da sette anni monitora l’evoluzione del welfare aziendale nelle piccole e medie imprese italiane, e che dalla edizione dello scorso anno, con la pubblicazione del position paper “Il contributo del welfare aziendale al rinnovamento del welfare italiano”, promuove la partnership tra istituzioni nazionali, enti locali e imprese per rilanciare i sistemi di welfare e innovare i modelli di servizio”.

Le imprese lombarde sono trainanti sul piano economico, produttivo e sociale

La partecipazione delle imprese lombarde a Welfare Index PMI è particolarmente attiva: all’ultima edizione hanno aderito 1.343 imprese della regione, su un totale di 6.532. Sono lombarde 37 delle 121 Welfare Champion, le best practice premiate dal progetto, e 131 delle 565 Welfare Leader, il livello immediatamente successivo. La forza del sistema produttivo regionale genera il 22.7% del PIL italiano, con 945.000 imprese, 95 ogni mille abitanti, e sono ben 109.000 le imprese che hanno tra i 6 e i 1.000 addetti, comprese nel perimetro di Welfare Index PMI. Una capillarità che rappresenta anche un valore sociale di rilievo: le imprese, infatti, agiscono come soggetti sociali e non solo produttivi, assumendo responsabilità verso l’ecosistema in cui operano – lavoratori, famiglie, comunità nel territorio, consumatori, intermediari e fornitori.

La Lombardia è la regione con la maggiore quota di imprese che raggiungono un livello di welfare alto o molto alto: 29%, cinque punti sopra la media italiana, che si assesta al 24,7%. Una quota che è in continua crescita, ed è più che raddoppiata dal 2016, anno della prima edizione di Welfare Index PMI nazionale, quando la normativa rafforzò gli incentivi alle iniziative di welfare delle aziende.

Per quanto riguarda i territori provinciali, possono essere raggruppati in quattro fasce: l’area centrale metropolitana, Milano e Monza, con la quota maggiore di imprese a elevato livello di welfare (32,9%); la fascia Nord, con Bergamo e Brescia, con quote prossime alla media regionale (29,8%); Varese, Como, Lecco e Sondrio al 27,3%; infine la fascia Sud, costituita dalle province di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova, con una quota del 22,5%, vicina alla media italiana.

In Lombardia sono attivi nel welfare aziendale tutti i comparti, con menzione particolare al Terzo Settore, costituito da enti non profit finalizzati all’iniziativa sociale, con ben il 55,3% che raggiunge un elevato livello di welfare, e il settore degli studi e servizi professionali, con una quota al 39,9%. A seguire le quote del commercio e servizi (29,8%), dell’industria (27,9%), dell’agricoltura (26,3%), e delle imprese artigiane (20%).

I fattori di maggior successo – dimensione dell’impresa e cultura aziendale – e l’impatto del welfare sui bilanci

Le aziende lombarde più grandi non dispongono solo di maggiori risorse economiche ma anche di competenze professionali necessarie a gestire le politiche di welfare, oltre ad avere nell’ampiezza del bacino di utenza un fattore di efficienza. La quota di imprese che raggiungono un livello di welfare elevato, che nelle piccole imprese con meno di 10 addetti è del 18%, cresce al 60% in quelle tra 51 e 100 addetti, e all’83,7% in quelle con più di 250 addetti. Si rivela dunque di grande importanza aiutare le piccole aziende ad associarsi e fornire loro servizi comuni per sostenere anche le rispettive politiche sociali.

Il principale fattore di successo, tuttavia, è la cultura aziendale: l’importanza che l’impresa attribuisce alle politiche sociali per i propri obiettivi strategici. Le imprese lombarde sono state segmentate in cinque profili di orientamento: le imprese che considerano il welfare aziendale come un fattore strategico per la sostenibilità dell’impresa ed elemento fondamentale per la propria attrattività nel mercato del lavoro; le imprese che manifestano buona consapevolezza del proprio ruolo sociale ma non hanno ancora sviluppato un’ampia gamma di iniziative; le imprese (33,6%), gestiscono il welfare come una componente del sistema retributivo e premiante; infine, le imprese che si occupano di welfare in modo marginale, per ottemperare a obblighi contrattuali e cogliere opportunità fiscali. Ebbene, tra le imprese del primo profilo, ovvero il welfare aziendale come leva strategica, l’85,8% su cento raggiungono un livello alto o molto alto di impatto sociale, contro il 6% di quelle che gestiscono il welfare come attività marginale.

Le imprese con politiche di welfare più mature attraggono talenti, migliorano il clima aziendale e ottengono anche migliori risultati economici: il rapporto presenta un’analisi sui bilanci 2022 di 535 imprese lombarde partecipanti a Welfare Index PMI. Uno dei più significativi indici di produttività, il margine operativo lordo per addetto, è di 18 mila euro nelle imprese con livello di welfare iniziale e raggiunge 46 mila euro in quelle con livello di welfare elevato. In un periodo difficile come il triennio 2019 – 2022, l’occupazione nelle imprese con livello di welfare iniziale è diminuita mediamente dell’8%, mentre in quelle con livello di welfare elevato è cresciuta del 6%, evidenza del fatto che il welfare aziendale contribuisce a generare risorse e ad attrarre talenti. Inoltre, concorre a determinare i risultati aziendali, migliorando la sostenibilità del business e permettendo dunque di attivare un “circolo virtuoso” tra l’impatto sociale e i risultati economici delle imprese.

Welfare Index PMI: il welfare aziendale è un fattore strategico per le imprese e una priorità per il Paese

Welfare Index PMI ha confermato che il welfare aziendale è un fattore strategico per le imprese e una priorità per il Paese, da supportare attraverso una partnership tra il settore pubblico e il privato. La fotografia sullo stato del welfare nelle PMI italiane si basa su un modello di analisi elaborato da Innovation Team, organizzato in dieci aree: 1) Previdenza e protezione, 2) Salute e assistenza, 3) Conciliazione vita-lavoro, 4) Sostegno economico ai lavoratori, 5) Sviluppo del capitale umano, 6) Sostegno per educazione e cultura, 7) Diritti, diversità, inclusione, 8) Condizioni lavorative e sicurezza, 9) Responsabilità sociale verso consumatori e fornitori, 10) Welfare di comunità. In tutti gli ambiti le piccole e media imprese lombarde si assestano al di sopra della media italiana.

Rispetto all’analisi dei fattori critici di successo nella gestione delle politiche di welfare aziendale, ovvero il coinvolgimento dei lavoratori, l’individuazione dei bisogni e la comunicazione, le imprese lombarde con livello elevato di welfare iniziale coinvolgono i lavoratori con incontri e indagini (79,6% contro una media del 33,6%), comunicano in modo completo e sistematico le iniziative (66,7% contro 36,1%), effettuano rilevazioni dei bisogni e della soddisfazione dei loro dipendenti (77% contro 8,8%).

Nel corso dei prossimi mesi, saranno realizzati ulteriori due focus territoriali in Veneto e in Toscana, in attesa di presentare il Rapporto Nazionale Welfare Index 2023 il prossimo giugno.

 

“Le imprese lombarde, un’esperienza avanzata di welfare aziendale”. L’articolo di Enea Dallaglio, Direttore di ricerca Welfare Index PMI

Con l’evento del 6 novembre 2023 presso la Torre Generali a Milano, nel quale abbiamo presentato il primo rapporto sul welfare aziendale in Lombardia, il progetto Welfare Index PMI è entrato in una nuova fase. Oltre a proseguire le attività di ricerca per il rapporto nazionale, che assume cadenza biennale, intendiamo promuovere il welfare aziendale con le analisi locali, incontrando le autorità regionali e le imprese del territorio. Già stiamo preparando le due prossime iniziative, all’inizio del nuovo anno, in Veneto e Toscana.

Questa evoluzione è un segno di maturità del progetto, che fa seguito alla pubblicazione, nel 2022, del position paper “Il contributo del welfare aziendale al rinnovamento del welfare italiano”.
Le esperienze che da sette anni stiamo monitorando hanno infatti acquisito un valore che supera i confini strettamente aziendali, proponendosi come contributo al rilancio dei sistemi di welfare del nostro Paese e sollecitando una partnership tra le istituzioni e le imprese. Il welfare italiano è in gran parte gestito dalle regioni e dagli enti locali, è dunque nel territorio che dobbiamo promuovere questo approccio di collaborazione e sussidiarietà.

Inoltre, la decisione di portare Welfare Index PMI nel territorio si propone lo scopo di incontrare le imprese in modo più ampio e diretto, come è accaduto con l’evento di Milano al quale hanno partecipato, con numerose altre, le 37 Welfare Champion lombarde. Una rappresentanza delle tantissime imprese di questa regione partecipanti al progetto: oltre 1.300, su un totale in Italia di 6.500.

La scelta di partire dalla Lombardia non è casuale. Infatti, le imprese lombarde sono trainanti non solo sul piano economico e produttivo, ma anche sotto il profilo sociale

Com’è noto, Welfare Index PMI elabora un indice che misura il livello di welfare delle aziende e permette di classificarle su una scala omogenea. La Lombardia è la regione con la maggiore quota di imprese che raggiungono un livello di welfare alto o molto alto: 29%, cinque punti sopra la media italiana.

Ma il rapporto non fornisce solo indici di misurazione. Una parte significativa è l’analisi dei fattori critici di successo del welfare aziendale, e di come questi si correlino al profilo strategico delle imprese. Queste si distinguono non solo per l’ampiezza dei servizi offerti ai dipendenti ma per la capacità di gestire e valorizzare le politiche di welfare: la proattività (ovvero quanto le iniziative sono progettate autonomamente dall’azienda e non solo in esecuzione delle disposizioni contrattuali), il coinvolgimento dei lavoratori, la rilevazione dei bisogni, la verifica del gradimento e dell’utilità dei servizi adottati. Ancor più determinante è la cultura sociale dell’impresa, identificabile con l’importanza che assumono le politiche sociali e di welfare nella strategia aziendale.

Abbiamo segmentato le imprese in cinque profili, e di ognuno abbiamo misurato i risultati in termini di impatto sociale.
Il primo profilo è costituito da quelle che considerano il welfare aziendale come un fattore strategico per la sostenibilità dell’impresa: negli ultimi anni sono molto aumentate in Lombardia, raggiungendo il 18% del totale. Un secondo gruppo comprende quelle (22% del totale) che manifestano buona consapevolezza del proprio ruolo sociale, ma non hanno ancora sviluppato un’ampia gamma di iniziative. La maggioranza delle imprese (33,6%) gestiscono il welfare come una componente del sistema retributivo e premiante: il loro impegno è importante ma settoriale. Infine, le imprese che si occupano di welfare in modo marginale, per ottemperare a obblighi contrattuali e cogliere opportunità fiscali: queste sono il 26% e diminuiscono ogni anno. Ebbene, tra le imprese del primo profilo (welfare aziendale come leva strategica), 86 su cento raggiungono un livello alto o molto alto di impatto sociale, contro il 6% di quelle che gestiscono il welfare come attività marginale. Gli altri due gruppi si collocano, per impatto sociale, in una posizione mediana.

Le imprese con politiche di welfare più mature ottengono anche migliori risultati di business: produttività, redditività, crescita del fatturato e dell’occupazione. Abbiamo analizzato i bilanci 2022 di più di 500 imprese lombarde partecipanti a Welfare Index PMI, e correlato le misure di welfare con le performance economiche. Prendiamo per esempio una misura di produttività come il margine operativo lordo per addetto: è di 46 mila euro nelle imprese con livello di welfare elevato, più che doppio rispetto alle imprese a livello iniziale (18 mila euro). Quanto all’occupazione, in un periodo difficile come il triennio 2019 – 2022 essa è cresciuta mediamente del 6% nelle imprese con livello di welfare elevato, mentre in quelle a livello iniziale diminuiva dell’8%.

Chiariamolo bene: noi non sosteniamo che il welfare aziendale determini i risultati dell’impresa. Pensiamo che contribuisca a gestire l’azienda in modo lungimirante, integrando gli obiettivi e le leve tradizionali di business con gli obiettivi e le azioni che permettono di migliorare il benessere delle comunità con cui l’azienda interagisce: i lavoratori e le loro famiglie, le comunità nel territorio, le aziende dell’indotto, ovviamente gli intermediari e i clienti. E non ci stupisce che tutto ciò produca effetti positivi sui risultati aziendali.

Il welfare aziendale permette dunque di attivare un circolo virtuoso tra l’impatto sociale e i risultati economici delle imprese

A mio avviso questo è il suo principale carattere innovativo, perché configura un modello di welfare che non si limita a distribuire risorse ma contribuisce a generarle. 

Una recente ricerca di Cerved – Innovation Team stima in circa 800 miliardi la spesa complessiva di welfare pubblico e privato in Italia: per l’80% spesa pubblica, per il 17% a carico diretto delle famiglie e 3% spesa privata collettiva e aziendale. La prospettiva è chiara: in uno scenario caratterizzato dalla debolezza del PIL e dalla stagnazione dei redditi, né la spesa pubblica né quella familiare sono in grado di crescere. La componente più piccola del sistema, il welfare aziendale, è invece in grado di accrescere notevolmente il proprio contributo.

Ma non è questo l’unico apporto del welfare aziendale. Le imprese, per la vicinanza che hanno alle famiglie, sono in grado di individuarne i bisogni e sviluppare soluzioni puntuali e facilmente accessibili. Scorrete, per favore, le storie aziendali pubblicate nel sito e nei rapporti Welfare Index PMI: vi troverete una grande ricchezza di iniziative originali e innovative, basate sulla prossimità. Dunque, nel panorama del nostro sistema di welfare, il welfare aziendale è un fattore agile di innovazione dei modelli di servizio.

Ed è un fattore di equità sociale. Il fatto che una quota importante della spesa di welfare sia a carico diretto delle famiglie genera infatti sperequazioni. Prendiamo, per esempio, la spesa familiare per la salute in Lombardia: essa incide maggiormente sul bilancio delle famiglie più povere (6,7% del reddito) che sulle famiglie affluenti (3,7%). Il welfare aziendale contribuisce all’equità trasformando la spesa individuale in collettiva, trasferendola dalle famiglie alle imprese, e facendo in modo che le famiglie meno abbienti non siano escluse da prestazioni essenziali.

La Lombardia può dunque contare sul proprio robusto sistema di imprese e sul loro impegno sociale per arricchire le proprie capacità di welfare.

Sono presenti in regione 945 mila imprese, 95 ogni mille abitanti. Le PMI della fascia da 6 a 1.000 addetti, oggetto della nostra indagine, sono 109 mila. Pensate, con questa diffusione nel territorio, quale impatto sociale potrebbe avere una strategia, incoraggiata e coordinata dalle istituzioni pubbliche, di rinnovamento del sistema di welfare facendo leva sulle imprese.

Il Rapporto Lombardia 2023 inquadra le iniziative di welfare aziendale nel contesto sociale della regione. Grazie al dinamismo delle imprese, i livelli di occupazione e di mobilità sociale sono molto migliori della media italiana. Inoltre, la regione dispone di servizi di livello europeo, soprattutto nel sistema ospedaliero e in quello scolastico e universitario. Eppure, anche la Lombardia fronteggia sfide sociali che si vanno aggravando, dalla povertà alle difficoltà di inserimento per i giovani, al deperimento delle capacità di prestazione nel sistema sanitario e in quello assistenziale.

Il 35% delle imprese lombarde sono attive in ambito sanitario. Dalle nostre indagini sulle famiglie emergono due esigenze principali: da un lato rendere più accessibili le prestazioni, eliminando le barriere economiche e le liste d’attesa che limitano il diritto alla salute; dall’altro disporre di una maggiore qualità dei servizi, per ricevere un’assistenza personale e continua e non solo cura ma prevenzione. Cresce inoltre la domanda di assistenza domiciliare qualificata per gli anziani. Sono sfide che il welfare aziendale può contribuire ad affrontare in modo efficace.

Veniamo alle pari opportunità. Anche in Lombardia il gender gap resta elevato, soprattutto nelle opportunità di carriera. Ma esaminiamo l’impatto del welfare aziendale sulla presenza di donne nelle posizioni di responsabilità: la loro quota è del 25% nelle aziende a livello di welfare iniziale e sale al 38% nelle aziende con un welfare evoluto. Il welfare aziendale può dunque fare molto per l’affermazione professionale delle donne, con misure di flessibilità che favoriscano la conciliazione tra le esigenze di vita familiare e il lavoro, offrendo servizi per la cura dei figli, diffondendo culture aziendali capaci di valorizzare la diversità.

Anche in Lombardia è necessario rilanciare l’ascensore sociale per le giovani generazioni. I NEET, persone che non studiano e non lavorano, sono il 13% delle persone sotto i 30 anni; il tasso di abbandono scolastico prima del conseguimento di un diploma è del 9,9%; solo il 32% arrivano alla laurea: indici regionali migliori di quelli nazionali ma non per questo accettabili. Le aziende possono affrontare queste sfide aiutando le famiglie a sostenere il percorso di istruzione dei figli. È l’area più nuova del welfare aziendale, nella quale sono attive sinora poco più del 13% delle imprese lombarde.

Sulla previdenza integrativa si gioca una partita importante, per evitare un futuro di anziani poveri. Solo il 38% dei lavoratori in Lombardia sono iscritti ai fondi pensione integrativi, una media di poco superiore a quella nazionale. Il welfare aziendale offre soluzioni di previdenza complementare, ma può fare molto di più agendo sull’informazione per accrescere la consapevolezza previdenziale dei lavoratori e diffondendo servizi per supportare le scelte di pianificazione previdenziale.

Concludiamo col tema della fragilità sociale. Non si tratta solo della povertà, che pure è presente in Lombardia, dove 660 mila famiglie (15% del totale) sono in condizione di povertà relativa o a rischio di povertà. La vulnerabilità dipende non solo dal reddito ma anche da fattori come i figli a carico o gli anziani da assistere. L’inflazione di questi anni ha fortemente peggiorato il tenore di vita delle famiglie più vulnerabili, che per il 43% dei casi sono famiglie di lavoratori dipendenti, quindi raggiungibili dalle aziende. Possiamo pensare, anche utilizzando i fringe benefit messi a disposizione dalle recenti leggi, a una nuova generazione di politiche di sostegno sociale gestite dalle aziende in modo efficiente e non dispersivo, ovvero mirate a chi ne ha veramente bisogno?

Il Novecento ci ha lasciato in eredità valori irrinunciabili, tra questi il welfare state. Ma alcuni principi che lo organizzano sono da tempo in crisi, come l’idea che spetti alle aziende produrre ricchezza, allo stato e solo allo stato distribuirla per garantire il benessere e la coesione sociale. A quest’idea si affiancò, a partire dagli anni ’80, il paradigma della complementarietà, che affida al welfare pubblico la prestazione di servizi universali e a soluzioni private il compito di integrarli a vantaggio di chi ha maggiori possibilità. Oggi i sistemi pubblici restano fondamentali, a garanzia dei diritti di tutti; ma dobbiamo riconoscere che per motivi irreversibili, legati all’invecchiamento demografico e alle difficoltà di bilancio, il carattere universalistico delle prestazioni pubbliche si sta sgretolando, provocando l’esclusione di fatto di molti cittadini da prestazioni essenziali. A me pare che in futuro sarà sempre più necessario affidarsi a un nuovo paradigma dall’origine antica, quello della sussidiarietà, nel quale le imprese agiscono come soggetti sociali oltre che economici, aggregando le comunità e agendo in prima istanza per fornire, nel modo più efficiente, servizi essenziali per il benessere delle famiglie. Ma di tutto ciò discuteremo a lungo.

Quel che è certo è che, grazie all’iniziativa di welfare delle imprese, la Lombardia si propone come laboratorio di innovazione sociale.

di Enea Dallaglio, Partner MBS Consulting, Direttore di ricerca Welfare Index PMI

 

 

“Il nuovo welfare si genera nel territorio”. L’articolo di Enea Dallaglio, Direttore di ricerca Welfare Index PMI

Il welfare pubblico è gestito in larga misura dalle regioni e dagli enti locali, ed è a questo livello che occorre promuovere una più approfondita conoscenza delle esperienze aziendali, la condivisione di obiettivi e progetti, la partnership tra istituzioni e imprese.

È un momento importante per la coesione sociale nel nostro Paese. La stagnazione dei redditi e l’inflazione hanno impoverito le famiglie, mentre prosegue il deperimento delle capacità di prestazione di molti servizi fondamentali: dalla salute all’assistenza, dalla previdenza all’istruzione. Ma ci sono anche importanti notizie positive, per esempio gli investimenti del PNRR nell’innovazione dei servizi pubblici. E tra le più positive segnaliamo la consapevolezza del proprio ruolo sociale raggiunta dalle imprese e l’estensione delle iniziative del welfare aziendale, molte delle quali configurano una innovazione dei modelli di servizio.

Oggi il welfare aziendale è in grado di contribuire in modo rilevante al rinnovamento generale del welfare italiano, e la scelta di portare il progetto Welfare Index PMI nel territorio ha lo scopo di favorire questa prospettiva. Il nostro welfare pubblico, infatti, è gestito in larga misura dalle regioni e dagli enti locali, ed è a questo livello che occorre promuovere una più approfondita conoscenza delle esperienze aziendali, la condivisione di obiettivi e progetti, la partnership tra istituzioni e imprese.

Il progetto di Welfare Index PMI per i territori

Il 6 novembre 2023, presso la Torre Generali a Milano, sarà presentato il primo rapporto sul welfare aziendale in Lombardia. Inizia in questo modo una nuova fase del progetto Welfare Index PMI che avvia un’azione per promuovere il welfare aziendale con focus analitici territoriali e incontri con le autorità e le imprese. Dopo la Lombardia seguiranno analoghe iniziative in altre regioni e aree.
Il Rapporto Lombardia 2023 sosterrà questa prospettiva esaminando il contesto sociale della regione e le sfide principali da affrontare, misurando l’impatto sociale ottenuto dalle iniziative delle imprese, presentando proposte per fare del welfare aziendale il nucleo di un nuovo welfare di comunità.

di Enea Dallaglio, Partner MBS Consulting, Direttore di ricerca Welfare Index PMI