L’intervista a Carlo Robiglio, Presidente Piccola Industria e Vice Presidente Confindustria.
“Le pmi, sopratutto le piccole e le micro imprese hanno più difficoltà ad attuare programmi di welfare – ha dichiarato Carlo Robiglio – quindi è fondamentale che si possano alleare in una rete virtuosa con altre aziende per costruire sistemi in grado di sviluppare programmi di welfare su misura per le loro esigenze.
Il welfare, infatti, sta diventando sempre più elemento strategico per le imprese, in particolare per le piccole, perché da un lato fidelizza i collaboratorie i dipendenti e dall’altro migliora e aumenta la produttività incidendo positivamente sulla competitività. Inoltre, il welfare incoraggia anche l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro perché le nuove generazioni non cercano solamente il riconoscimento del proprio ruolo lavorativo attraverso lo stipendio. Vogliono far parte di un sistema in cui possano integrarsi, crescere e sviluppare le proprie competenze e la propria professionalità. E in questa partita il welfare diventa fondamentale.”
Moltissimi chiarimenti sul Welfare Aziendale in occasione di Telefisco 2019, il consueto incontro annuale organizzato dalla stampa specializzata con l’Agenzia delle Entrate al fine di aiutare i professionisti a districarsi tra le recenti novità normative su cui spesso regna l’incertezza applicativa.
Crediti foto: Il Sole 24 Ore
Il primo quesito in tema Welfare aziendale a cui hanno risposto i funzionari dell’Agenzia è se il documento attestante la spesa di cui si chiede il rimborso in base all’articolo 51, comma 2, lettera f-bis, Tuir (ad esempio spese d’istruzione, centri ricreativi estivi e invernali) deve essere intestato al dipendente e/o all’avente diritto oppure può essere intestato in alternativa ad altro soggetto (ad esempio altro genitore). La risposta è negativa.
Secondo l’Agenzia, premesso che è necessario che nella documentazione comprovante l’utilizzo delle somme venga indicato il soggetto che ha fruito del servizio e la tipologia dello stesso per verificare se l’utilizzo delle somme sia coerente con le finalità indicate dalla norma, il documento di spesa deve essere intestato esclusivamente al dipendente o al soggetto che ha fruito del servizio, fermo restando che da detto documento di spesa deve sempre e comunque risultare l’indicazione del fruitore del servizio per verificare che lo stesso sia un familiare rientrante nell’articolo 12 del Tuir.
È stato poi chiesto se i pagamenti non riconducibili direttamente al dipendente (in quanto effettuati per il tramite di contanti, carte elettroniche, fatture con addebito automatico) possono formare oggetto di rimborso senza concorrere alla formazione del reddito di lavoro dipendente. La risposta è positiva.
L’essenziale – come già precisato – che dalla documentazione attestante la spesa risulti il soggetto che ha fruito del servizio e la tipologia dello stesso.
Ancora, se possono essere richiesti a rimborso le spese d’istruzione che non danno diritto a detrazione d’imposta (ad esempio scuole non parificate; scuola di counseling; istituto tecnico superiore biennale di preparazione all’Università, corso di abilitazione ad una professione esempio Oss o Asa). La risposta anche in questo caso è positiva.
Secondo l’Agenzia, la norma presenta una formulazione piuttosto ampia, tale da ricomprendere tutte le prestazioni comunque riconducibili alle finalità educative e di istruzione, indipendentemente dalla tipologia di struttura (di natura pubblica o privata) che li eroga e a prescindere dalla sussistenza dei requisiti per poter fruire della detrazione delle spese di istruzione.
Ancora, se in caso di rimborso dell’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale a favore del dipendente o dei suoi familiari a carico vi debba essere corrispondenza tra il numero della tessera dell’abbonamento e le ricevute di pagamento (che solitamente non riportano i dati dell’avente diritto). Nella fattispecie l’Agenzia distingue tra titoli di viaggio nominativi e quelli non nominativi. Nel primo caso, sul titolo di viaggio nominativo devono sempre essere indicate la durata dell’abbonamento e la spesa sostenuta, mentre in caso di emissione o ricarica del titolo di viaggio realizzato in formato elettronico è necessario disporre di documentazione certificativa che contenga le indicazioni essenziali a qualificare il titolo di viaggio nonché ogni altra informazione utile ad individuare il servizio reso (indicazione soggetto utilizzatore, periodo di validità, spesa sostenuta e data di sostenimento della spesa).
Tali requisiti si ritengono soddisfatti anche nel caso in cui detta documentazione, pur non contenendo alcun riferimento esplicito al nominativo dell’avente diritto, sia comunque a lui riconducibile in modo univoco, ad esempio perché contenente il numero identificativo dell’abbonamento allo stesso intestato.
Quanto ai titoli di viaggio non nominativi, il titolo di viaggio andrà conservato e accompagnato da una autocertificazione da parte del dipendente ai sensi del Dpr n. 445/2000, la cui sottoscrizione può non essere autenticata se accompagnata da copia fotostatica del documento di identità del sottoscrittore, in cui si attesta che il titolo di viaggio è stato acquistato per se stesso o per un familiare a carico.
Infine, se si possono ricomprendere tra le spese rimborsabili anche quelle sostenute per l’assistenza svolta da un medico psicologoa favore di un familiare non autosufficiente. Anche in questo caso, la risposta dell’Agenzia è positiva.
Claudio Della Monica
Consulente del Lavoro – Della Monica & Partners srl STP
Il 26 marzo 2019 a Roma, presso il Salone delle Fontane all’EUR sono stati presentati i risultati della quarta edizione del Rapporto Welfare Index PMI, l’indagine più completa sul livello di welfare aziendale nelle piccole e medie imprese italiane.
Nel 2019 le imprese Welfare Champion, che hanno ottenuto le 5 W del rating Welfare Index PMI, sono salite a 68 (più che triplicate rispetto al 2017). Si tratta delle realtà caratterizzate dal sistema di welfare più ampio (per numero di aree attivate) e che si contraddistinguono per numerosità e intensità delle iniziative, grado di coinvolgimento dei lavoratori e impegno economico e organizzativo nel welfare aziendale.
Lavanderia aziendale e spesa a portata di app, poliambulatorio con servizio infermieristico e specialistico a disposizione dei dipendenti e delle loro famiglie, orari flessibili per le mamme e i papà, sostegno alla formazione dei figli dei dipendenti. Sono alcune delle migliori iniziative di welfare premiate nel corso dell’evento, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio.
Di seguito il nome del primo classificato per ogni settore produttivo e le menzioni speciali che sono state assegnate sul palco di Welfare Index PMI 2019. Ogni settimana scopriremo da vicino la Storia di questi Welfare Champion, le imprese con il miglior welfare aziendale del nostro Paese.
Per L’INDUSTRIA, è stata premiata una Fonderia di alta precisione leader mondiale in diverse lavorazioni che ha creato un progetto di cooperazione tra aziende del territorio: la rete PoEMA – Polo Europeo Microfusioni Aerospaziale – nasce per ottimizzare il business ma anche per creare servizi di welfare condivisi ed estesi a tutti i dipendenti: mensa, asilo nido, trasporto e, recentemente, una Borsa di Studio del valore complessivo di 30 mila euro:
1. Europea Microfusioni Aerospaziali Spa di Morra De Sanctis (AV) – “Le imprese scrivono insieme un PoEma”
Per IL COMMERCIO E I SERVIZI, un progetto di welfare completo e articolato costruito con l’ascolto e il contributo dei dipendenti. Molte le iniziative, dalla flessibilità oraria (con “orario mamma” ridotto) fino alle iniziative “salvatempo”, come la lavanderia aziendale e la spesa online con consegna al lavoro. Ma anche convenzioni in ambito sanitario,
ricreativo e culturale e un programma di formazione e sviluppo manageriale:
1. Illumia Spa di Bologna – “Salva il tempo dei propri giovani”
Per L’AGRICOLTURA, in una zona con elevato tasso migratorio, l’azienda agricola calabrese Agrimad si pone come punto di riferimento del territorio. Con l’obiettivo di dare opportunità ai giovani e trasmettere la passione per il lavoro agricolo, ha attivato corsi di formazione sia per i propri collaboratori sia per i figli dei dipendenti:
1. Agrimad società agricola Srl di San Demetrio Corone (CS) – “Tramandare la conoscenza crea occupazione”
Per L’ARTIGIANATO, punto di riferimento per il mercato Bio e Vegan, produce e esporta crema splamabile di vario tipo. L’attenzione alla genitorialità e ai dipendenti con figli è al centro del progetto di welfare aziendale. Particolare attenzione alle donne e alle neo-mamme, ma anche sostegno alle spese mediche e formazione:
1. Deangelis Srl di Gallese (VT) – “La gioia di una famiglia numerosa”
Nella categoria STUDI E SERVIZI PROFESSIONALI, attivo nella consulenza del lavoro, lo studio bresciano adotta modalità evolute di lavoro agile, con un sistema collaborativo che unisce la crescita delle competenze alla responsabilizzazione dei dipendenti. Questi beneficiano di ampia flessibilità (oraria e di maternità), agevolazioni per prestazioni sanitarie, formazione con docenti di alto livello, piattaforma di flexible benefit per servizi mirati sui bisogni dei dipendenti:
1. Studio Sila Tommaso di Brescia – “Un lavoro più agile con l’ufficio in rete”
Per IL TERZO SETTORE il primo classificato è una cooperativa che si occupa di assistenza al disagio minorile e di interventi educativi per minori e famiglie problematiche. Il welfare guarda al sostegno economico dei dipendenti e alla conciliazione vita-lavoro: flessibilità organizzativa e smart-working, integrazione salariale in maternità (fino al 100% dello stipendio),
mutua integrativa e piani di formazione. è:
1. Spazio Aperto Servizi Scs Onlus di Milano – “Essere madri può essere più facile”
Inoltre, sono state assegnate sei menzioni speciali:
– AGRICOLTURA SOCIALE a Azienda agricola Rondi Maria Elena di Pavia – “La felicità galoppa per tutti”
– SALUTE E ASSISTENZA a Selle Royal Spa di Pozzoleone (VI) – “In sella, più sani e più felici ”
– CONCILIAZIONE VITA E LAVORO a UMBRAGROUP Spa di Foligno (PG) – “Il Campus estivo per i figli dei dipendenti”
– GIOVANI, FORMAZIONE, SOSTEGNO ALLA MOBILITÀ SOCIALE a Welcome Italia Spa di Massarosa (LU) – “Andare al lavoro in modo smart”.
– WELFARE AL FEMMINILE a La Grande Casa Società Cooperativa Onlus di Sesto San Giovanni (MI) – “Dai retta alla mamma”.
Infine quest’anno il Premio Speciale del Comitato Guida è stato assegnato a Mazzucchelli 1849 Spa di Castiglione Olona (VA), nata come piccolo opificio e oggi leader nel suo settore, è un’azienda familiare alla sesta generazione. Nella sua lunga storia ha creato un legame indissolubile con la propria comunità, contribuendo alla costruzione di scuole, strade, abitazioni e un museo. Fiore all’occhiello è un poliambulatorio interno rivolto ai dipendenti, alle loro famiglie e ai pensionati ex-lavoratori.
Il 26 marzo 2019 a Roma, presso il Salone delle Fontane all’EUR sono stati presentati i risultati della quarta edizione del Rapporto Welfare Index PMI, l’indagine più completa sul livello di welfare aziendale nelle piccole e medie imprese italiane.
Nel 2019 le imprese Welfare Champion, che hanno ottenuto le 5 W del rating Welfare Index PMI, sono salite a 68 (più che triplicate rispetto al 2017). Si tratta delle realtà caratterizzate dal sistema di welfare più ampio (per numero di aree attivate) e che si contraddistinguono per numerosità e intensità delle iniziative, grado di coinvolgimento dei lavoratori e impegno economico e organizzativo nel welfare aziendale. Dal 2016 al 2019 le PMI molto attive sono passate dal 7,2% al 19,6%.
Ogni settimana vi racconteremo la storia di uno dei 68 Welfare Champion!
Il 26 marzo, presso il Salone Delle Fontane, situato al centro dell’Eur, sarà presentata l’edizione 2019 del Rapporto Welfare Index PMI, che offre la fotografia sullo stato del welfare nelle PMI italiane.
Durante l’evento saranno premiate le piccole e medie imprese italiane protagoniste dei migliori casi di welfare aziendale.
L’evento, presentato da Maria Latella, aprirà al pubblico alle 10:30 con inizio dei lavori alle 11:00 e ospiterà la diretta della trasmissione “Due di Denari” di Radio24.
In Italia e in gran parte d’Europa c’è una forte tradizione di welfare state: lo Stato fornisce ai cittadini molti servizi sociali. Le cose tuttavia stanno cambiando rapidamente. Rallentamento della crescita economica e necessità di contenere la spesa pubblica stanno accelerando la diffusione del corporate welfare.
La tradizione italiana del welfare aziendale è soprattutto nel solco dell’opera di Adriano Olivetti che nel dopoguerra fu stato un precursore nei rapporti tra impresa e dipendenti. La sua ricerca di equilibrio tra profitto e solidarietà sociale ha influenzato molti imprenditori nei decenni successivi.
Oggi tuttavia, rispetto al passato, l’approccio è meno legato a paternalismo, filantropia e solidarietà, e più integrato nella strategia aziendale. Il welfare aziendale è sempre più visto non solo come atto di generosità, riconoscenza o condivisione del profitto, ma come vero e proprio investimento. Perché l’equilibrio tra profitto e rispetto per la persona può incidere significativamente anche su produttività e competitività.
In altre parole, si sta diffondendo la consapevolezza che investire nel capitale umano può fornire un ritorno diretto e tangibile all’impresa.
Sempre più imprese quindi offrono ai propri dipendenti, come parte della retribuzione e come forma d’incentivo, pacchetti di beni e servizi gratuiti o a prezzi molto calmierati. Si va dall’auto aziendale ai contributi per la spesa di generi alimentari, dalla copertura di libri e tasse scolastiche ai viaggi studio per i figli, dall’assistenza sanitaria all’integrazione previdenziale, dalle convenzioni con gli asili al sostegno per la cura degli anziani.
Oltre a benefici “materiali”, sono sempre più diffuse anche le iniziative volte a migliorare il benessere psicofisico, la crescita personale e l’equilibrio tra vita privata e lavoro dei dipendenti. L’offerta comprende palestre aziendali, gruppi di ascolto e anti-stress, orari flessibili, qualità dell’ambiente di lavoro, corsi di formazione. Spesso i benefit sostituiscono un aumento dei salari con vantaggio per lavoratore e impresa: per motivi fiscali e perché il valore del contributo “in natura” è superiore a quanto il dipendente riuscirebbe ad acquistare con un aumento in busta paga.
È sempre più diffusa anche la consapevolezza il welfare aziendale può costituire una situazione win-win: può dare vantaggi a tutte le parti coinvolte. All’impresa consente diaumentare la produttività, ripensare i modelli organizzativi, favorire la diversità, stabilire un più stretto collegamento tra retribuzione e performance. I dipendenti ottengono una migliore qualità di vita e aumentano il valore del pacchetto retributivo. Associazioni di categoria e sindacati offrono un servizio agli associati e benefici agli iscritti. La Pubblica Amministrazione può impiegare in modo più efficiente le proprie risorse.
In generale, qualità di vita e ricchezza del territorio di riferimento tendono ad aumentare. A livello macroeconomico il welfare aziendale può stimolare la crescita dell’economia, soprattutto a livello locale.
La diffusione del welfare aziendale è una strada obbligata dai vincoli del bilancio pubblico e dai trend di aumento della domanda di servizi sociali, ma costituisce anche un’opportunità per ripensare il rapporto impresa-dipendenti e, grazie all’indotto di servizi offerti, un’occasione di crescita economica per i territori.
Marco Magnani, economista, Harvard e Luiss, membro del Comitato Guida di Welfare Index PMI e del Comitato Scientifico Piccola Industria di Confindustria, autore diTerra e Buoi dei Paesi Tuoi, UTET www.magnanimarco.com
Twitter: @marcomagnan1
Estendere i benfit alle Pmi con intese territoriali in modo da far crescere i ritorni sociali.
Oltre due lavoratori su cinque nell’industria – uno su due nei servizi – sono coperti da un contratto aziendale che prevede l’erogazione di primi collettivi variabili, legati a incrementi di produttività ed efficienza: questo uno dei risultati dell’annuale indagine di Confindustria sul lavoro, che nel complesso restituisce un quadro sempre più ricco di soluzioni volte ad accrescere la partecipazione e la soddisfazione dei lavoratori.
Si diffonde la partecipazione organizzativa: uno su venti dei contratti aziendali disciplina forme di coinvolgimento paritetico. Mentre si restringe l’offerta dei servizi pubblici, ai propri dipendenti non dirigenti quasi tre su cinque imprese associate a Confindustria offrono uno o più forme di Welfare aziendale. Quella più diffusa è l’assistenza sanitaria integrativa, ma l’offerta si fa via via più differenziata, passando dalle tradizionali mense, a somme e servizi con finalità di istruzione e ricreazione per dipendenti e figli, fino ad estendersi all’assistenza a familiari anziani o non autosufficienti.
Cresce il “lavoro agile”: un’azienda su venti già prevede modalità di lavoro senza precisi vincoli di orario o luogo, una su dieci la ritiene un’opzione interessante. Premi e welfare, tradizionalmente adottati su decisione unilaterale del datore di lavoro, sono oggi sempre più regolati dalla contrattazione di secondo livello. Con la negoziazione aziendale è più facile realizzare scambi positivi tra aumenti di efficienza e miglioramenti, salariali e non, per i lavoratori. Ciò non giustifica il regime fiscale agevolato.
Molti vantaggi attesi: per i dipendenti, date le soluzioni che ne migliorano soddisfazioni sul lavoro e vita; per le aziende, beneficiarie degli aumenti produttività che ne dovrebbero scaturire; per lo Stato, data la funzione integrativa e sussidiaria del welfare aziendale rispetto alle politiche pubbliche.
Ma non mancano le sfide. Queste soluzioni sono più diffuse in una parte del sistema produttivo, quello più dinamico e moderno, quindi serve in primo luogo evitare la segmentazione. Per contrastare il dualismo tra grandi e piccole aziende, è positiva l’estensione delle agevolazioni anche alle piccole che aderiscono a schemi di accordi negoziali territoriali.
Per massimizzare i ritorni sociali, vanno promosse le coalizioni di attori (aziende, enti territoriali e associazioni di volontariato) affinché il welfare aziendale si traduca in opportunità di sviluppo dell’economia locale e della rete dei servizi offerti sul territorio a tutti i cittadini.
Rassegna stampa del 19 novembre: “L’Economia” del Corriere della Sera.
Riflessi positivi sul trattamento fiscale e quindi sulle prospettive di sviluppo del Welfare aziendale dalla sentenza n. 22332/2018 della Corte di Cassazione, che smentisce l’Agenzia delle Entrate in tema di detraibilità dell’Iva assolta sugli acquisti di beni e servizi offerti ai dipendenti.
In particolare, secondo la Corte, al datore di lavoro spetta diritto alla detrazione Iva assolta per l’acquisto di benefits“in favore dei figli dei dipendenti, per la formazione e qualificazione dei dipendenti medesimi e per i servizi di trasporto del personale”; mentre, viceversa, con risposta a interpello n. 904-603 del 20 luglio 2017, l’Agenzia delle Entrate ha negato la detraibilità per il datore di lavoro che acquista servizi di welfare “con finalità ricreative a favore della generalità o categorie di dipendenti.”
La sentenza n. 22332 evidenza che il diritto alla detrazione dell’Iva assolta è ammesso non solo quando sussiste un nesso diretto ed immediato tra una specifica operazione a monte ed una o più operazioni a valle, tale per cui le spese sostenute per acquistare i beni o i servizi gravati dall’imposta facciano parte degli elementi costitutivi del prezzo delle operazioni soggette ad imposta a valle che conferiscono diritto a detrazione (come argomentato dall’Agenzia delle Entrate), ma anche quando i costi dei servizi in questione facciano parte delle spese generali del soggetto passivo. Nello specifico, i costi sostenuti per i servizi offerti dal datore di lavoro ai propri dipendenti possono essere considerati come aventi un nesso economico con il complesso delle attività economiche dello stesso, risolvendosi nella acquisizione di prestazioni accessorie rispetto alle esigenze dell’impresa rientranti nelle spese generali aziendali.
Ciò detto, potrebbe sorgere il dubbio se in corrispondenza del diritto alla detrazione concesso al datore di lavoro non si debba invece assoggettare a Iva l’operazione gratuita nei confronti del dipendente. Ebbene, in base all’art. 3 del DPR n. 633/72, non è richiesta l’applicazione dell’Iva per l’operazione attiva gratuita, anche con l’imposta a monte detratta, relativamente alle somministrazioni nelle mense aziendali e alle prestazioni di trasporto, didattiche, educative e ricreative, di assistenza sociale e sanitaria, a favore del personale dipendente.
Alla luce della predetta sentenza è auspicabile che l’Agenzia delle Entrate riconsideri la propria posizione, così che i datori di lavoro possano determinare la corretta fiscalità e la conseguente imputazione contabile dei costi connessi all’erogazione dei beni e servizi nell’ambito del Welfare aziendale.
Claudio Della Monica
Consulente del Lavoro – Della Monica & Partners srl STP
Welfare Index PMI miglior progetto di ‘Comunicazione sociale – Corporate Social Responsibility’
Welfare Index PMI, l’iniziativa lanciata nel 2016 da Generali Italia con la partecipazione delle principali Confederazioni e il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha vinto il premio Assorel, per la sezione ‘Eccellenza in P.R.’, nella categoria ‘Corporate Social Responsibility’.
Welfare Index PMIè il primo indice di valutazione del livello del welfare aziendale nelle PMI italiane. Con 10mila imprese intervistate nelle tre edizioni, la ricerca rappresenta la mappatura più completa della diffusione del welfare aziendale in Italia, confermandosi anche come fonte autorevole per istituzioni, organizzazioni e privati che vogliono approfondire la materia.
Il progetto, nato con lo scopo di promuovere e diffondere nel nostro paese la cultura del welfare aziendale, ha avuto fin dalla prima edizione un ottimo impatto sociale, stimolando la conoscenza e la comprensione del tema. Infatti, secondo quanto emerge dal rapporto Welfare Index PMI 2018, in questi 3 anni, le imprese attive nel welfare aziendale sono più che raddoppiate.
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