Agevolazioni fiscali per il welfare anche per i contratti collettivi nazionali di lavoro

Anche i contratti collettivi nazionali di lavoro (e non solo quelli aziendali!) possono prevedere erogazioni di welfare fiscalmente agevolate a favore dei dipendenti del settore privato o pubblico. La lettera f) del comma 2 dell’art. 51 del TUIR, come riformulata dalla Legge di stabilità del 2016,  stabilisce che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente l’utilizzazione delle opere e dei servizi riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti e ai loro familiari per finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto.

Questa formulazione della norma ha fatto sorgere il dubbio che le opere e servizi fiscalmente agevolati fossero solo quelli previsti da contratti o accordi esclusivamente a carattere aziendale. Con la Legge di bilancio 2017 è stata finalmente fatta chiarezza: con l’introduzione di una norma di “interpretazione autentica” – quindi avente effetto retroattivo – della lettera f) del comma 2 dell’art. 51 spetta l’agevolazione fiscale anche qualora le opere e i servizi riconosciuti dal datore di lavoro  siano previsti all’interno di accordi nazionali, territoriali o accordi interconfederali.

Con ogni probabilità la nuova normativa ha inteso tutelare i recenti rinnovi dei CCNL che hanno disposto erogazioni di welfare per i dipendenti a cui si applica il contratto. Vale per tutti e fa da apripista il rinnovo del CCNL dei Metalmeccanici del 26 novembre 2016 che ha stabilito che dal 1° giugno 2017 le aziende dovranno mettere a disposizione dei propri dipendenti strumenti di welfare del valore di euro 100 (euro 150 dal 1° giugno 2018 e euro 200 dal 1° giugno 2019). Detti strumenti sono stati specificati dall’articolo 17, intitolato “Welfare”,  introdotto dal recente accordo integrativo dello scorso 27 febbraio, in particolare:

• opere e servizi per finalità sociali;

• somme, servizi e prestazioni di educazione e istruzione e per l’assistenza ai familiari anziani e/o non autosufficienti;

• beni e servizi in natura;

• servizi di trasporto collettivo per il raggiungimento del posto di lavoro.

Claudio Della Monica
Consulente del Lavoro – Della Monica & Partners srl STP

Welfare Index PMI un anno dopo: ecco i motivi per cui le PMI italiane fanno welfare

Quali sono motivi che spingono gli imprenditori italiani ad attuare pratiche di welfare e qual è il grado di soddisfazione dei lavoratori?

Ecco cosa ha evidenziato la ricerca #WelfareIndexPMI 2017

—–

Investire nel benessere dei dipendenti fa crescere l’azienda il territorio e la comunità.
E, se questa affermazione è vera nel suo essere, la seconda edizione del #WelfareIndexPMI 2017 ce lo ha dimostrato ancora una volta in concreto.
La premiazione delle migliori aziende italiane nella pratica del welfare aziendale e, soprattutto l’analisi del nuovo Rapporto 2017, hanno evidenziato che chi fa welfare cresce e che aumenta la convinzione nel farlo.

Ma quali sono oggi i motivi che spingono gli imprenditori italiani ad attuare pratiche di welfare?
C’è da premettere che le piccole e medie imprese, in Italia, si basano sul rapporto diretto con i lavoratori e che la cura del rapporto con le persone è un interesse primario dell’imprenditore e dei responsabili dell’azienda.

In quest’ottica, l’obiettivo principale che induce le imprese ad attuare iniziative di welfare aziendale, è migliorare la soddisfazione dei lavoratori e il clima interno.
Indipendentemente dal settore produttivo di appartenenza e dalla grandezza delle imprese, questo obiettivo è considerato prioritario da più del 50% delle imprese intervistate con la Ricerca.
Nella scelta di attuare iniziative di welfare, insomma, la maggior parte delle PMI è focalizzata su obiettivi di gestione del personale, come appunto “migliorare la soddisfazione e il clima” ma anche “fidelizzare i lavoratori”.

Quegli obiettivi invece di carattere economico-gestionale – come “incentivare la produttività del lavoro” o “contenere il costo del lavoro grazie ai vantaggi scali”, vengono considerati prioritari, nelle politiche di welfare aziendale, solo dal 20% delle imprese. In merito al primo, va anche sottolineato che solo le PMI dell’industria danno importanza maggiore a quest’obiettivo. La percentuale così bassa di quest’ultimo tipo di obiettivi però non ne sminuisce l’importanza per le imprese: si tratta infatti di un’apparente sottovalutazione. In realtà gli imprenditori ritengono che il welfare aziendale abbia un impatto non immediato sulla produttività e si attendono risultati nel lungo termine più che nel breve. Gli incentivi fiscali non sono considerati lo scopo per cui attivare le iniziative di welfare, ma sono certamente decisivi per renderle fattibili.

Nella top ten degli obiettivi, infine, assumono decisamente una posizione secondaria quelli legati alla responsabilità dell’impresa come “migliorare l’immagine e la reputazione aziendale”, che sono una spinta irrilevante nell’attuare iniziative di welfare, prese in considerazione da meno del 10% delle imprese.

Nelle pagine del Rapporto 2017 è possibile trovare tutti i dati ed un’attenta analisi rispetto alla “distribuzione” di questi obiettivi ma, quello che piacevolmente emerge e che vogliamo sottolineare in questa sede è come, le imprese che investono significative risorse nelle iniziative di welfare hanno già verificato impatti positivi sui risultati aziendali e soprattutto sulla soddisfazione dei lavoratori!

Dalla ricerca emerge che un piccolo gruppo di imprese ha riscontrato netti miglioramenti nelle aree della gestione del personale: soddisfazione dei lavoratori e clima aziendale; fidelizzazione degli stessi e perfino una riduzione dell’assenteismo. Con una buona comunicazione aziendale – mail, bacheche, intranet – è possibile aumentare nei lavoratori la consapevolezza dei benefici offerti dai servizi di welfare, spingendone così l’utilizzo e ovviamente il gradimento.

Le iniziative di welfare più apprezzate dai lavoratori, secondo le PMI intervistate, sono: la sanità integrativa e le prestazioni di prevenzione, le forme di conciliazione vita-lavoro e i benefit di carattere più tangibile, come i buoni d’acquisto e le altre facilitazioni economiche.

C’è poi da rilevare che, secondo le imprese intervistate, per ottenere buoni risultati conta l’approccio generale dell’azienda più delle singole iniziative: l’affermazione di valori autenticamente vissuti, l’attenzione verso le persone, la vicinanza tra la direzione e i lavoratori, la coerenza dei comportamenti. Un approccio questo, che consente di coinvolgere il personale, aumentare il loro gradimento e di ottenere con facilità i risultati attesi. Il profilo delle aziende proattive partecipative infatti – quelle cioè caratterizzate dall’iniziativa autonoma delle imprese, dalla disponibilità a sostenere costi aggiuntivi e dal coinvolgimento dei lavoratori – è quello che ottiene i risultati di gran lunga migliori. Più dell’85% delle imprese appartenenti a questo segmento segnalano impatti positivi tanto nella soddisfazione e fidelizzazione dei lavoratori quanto nell’immagine dell’azienda e nella produttività del lavoro.

Insomma, con la seconda edizione del Rapporto #WelfareIndexPMI possiamo continuare ad affermare che il Welfare in Italia si fa, che “si fa bene” e soprattutto che… fa crescere l’impresa!

“Fare rete” nel welfare aziendale: una opportunità da cogliere per le PMI italiane

Come evidenziato nei precedenti articoli, il welfare aziendale si sta imponendo sempre di più in Italia. Nell’ultima Legge di Stabilità troviamo le linee guida per i servizi di welfare, dove si evincono gli indubbi vantaggi fiscali. Per le piccole e medie imprese, tuttavia, a differenza delle grandi aziende, è eccessivamente oneroso gestire internamente un piano di welfare: occorre, infatti, oltre ad un continuo aggiornamento sul tema, il possesso di strumenti tecnologici adeguati e di ingenti risorse per la gestione dei benefit, per l’erogazione dei servizi e per la rendicontazione.

Uno dei modi per le piccole e medie imprese per elaborare politiche di welfare aziendale è quello di mettersi insieme per erogare tali servizi, facendo “rete”. Come indicato nell’edizione 2017 del Rapporto Welfare Index PMI, infatti, uno dei fattori chiave del successo del welfare aziendale è, oltre alla conoscenza, la capacità di dar vita ad alleanze; d’altronde, “per sviluppare i servizi di welfare aziendale, le piccole e medie imprese hanno bisogno di aggregare bacini di utenza e condividere investimenti, informazioni, servizi professionali”.

Tuttavia, non tutte le imprese sembrano aver compreso l’importanza di “fare rete” nell’erogazione di servizi di welfare. I dati del rapporto sopra citato mostrano come, a maturare l’interesse a servizi comuni a cui potersi associarsi e ad accordi con altre imprese nel territorio, sia soltanto una quota tra il 22% e il 24% delle imprese; risulta invece leggermente più alta (33,9%) la quota delle imprese interessate a servizi di informazione e consulenza di welfare prestati dalle associazioni imprenditoriali. Le aziende più attive nel welfare aziendale sono anche quelle più interessate a dare forma a rapporti di collaborazione con altre imprese nell’erogazione di tali servizi: come evidenziato sempre dal Rapporto Welfare Index PMI, difatti, “più le imprese sono attive e più comprendono l’importanza delle alleanze e dei supporti associativi per sviluppare ulteriormente e in modo efficiente le iniziative di welfare”.

Ma cosa vuol dire in concreto “fare rete” nel welfare aziendale? Significa organizzare reti di impresa, partecipare a consorzi, condividere iniziative con altre imprese nel territorio oppure aderire a servizi comuni.
La rete si pone l’obiettivo di intervenire su vari fronti della vita di un’impresa, quali: progetti di mobilità territoriale, car sharing e carpooling; formazione aziendale in materia di sicurezza sul lavoro; forme di finanziamento agevolate, tramite erogazione di buoni come sostegno al reddito; pacchetti di servizi assicurativi; convenzioni con trasporti pubblici; convenzioni per la cura di familiari malati e genitori anziani. La condivisione di progetti e risorse per l’offerta di servizi di welfare aziendale non permette soltanto di aiutare i lavoratori nel far fronte alle necessità della vita quotidiana, ma favorisce anche lo sviluppo di strutture sul territorio interessato e l’occupazione nel settore dei servizi alla persona: l’istituzione di organizzazioni sul territorio in grado di coinvolgere le piccole e medie imprese, consentendo a queste di fare sistema per l’erogazione e la fruizione di servizi a contenuto sociale, è una delle frontiere più interessanti del welfare aziendale.

I vantaggi e le potenzialità del “fare rete” sono, fra gli altri:

  • realizzare un’interdipendenza di tipo tecnico, organizzativo ed economico, per ottenere una gestione delle relazioni tra imprese più stabile, oltre a forme di coordinamento più efficienti e precise. La complementarità delle imprese favorisce la realizzazione di nuovi prodotti, grazie anche alla condivisione di risorse materiali e immateriali;
  • accrescere la competitività delle imprese attraverso l’interazione degli aderenti alla rete e la possibilità di effettuare investimenti altrimenti impossibili per la singola impresa;
  • snellire i tempi di risposta al cliente;
  • accrescere la cultura aziendale in modo sempre più rapido ed efficiente.

I dati del Rapporto Welfare Index PMI 2017 mostrano chiaramente come nessun fattore di successo è tanto discriminante quanto quello del “fare rete” nel welfare aziendale: infatti, “il 22% delle imprese molto attive nel welfare aziendale hanno potuto attuare le proprie iniziative grazie a diverse forme di alleanze”, mentre, tra le aziende meno attive (individuate tra quelle che attuano iniziative in meno di sei aree del welfare aziendale tra quelle individuate dal Rapporto), “la quota di quelle che praticano alleanze crolla al 3%”.

Nonostante le descritte potenzialità e il favore del legislatore, ancora poche PMI hanno compreso l’importanza di “fare rete”. Accrescere la cultura della collaborazione si configura dunque come un passo necessario per far comprendere alle PMI l’importanza di tale strumento per le attività imprenditoriali e commerciali, oltre che per favorire lo sviluppo delle migliori pratiche di welfare aziendale.

Prof. Marco Meneguzzo
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Welfare Index PMI, il racconto fotografico dell’evento del 28 marzo 2017

Martedì 28 marzo 2017, nella cornice dell’Aula 200 della LUISS Guido Carli, WelfareIndexPMI 2017 ha premiato le migliori storie di Welfare Aziendale in Italia: il racconto fotografico della nostra giornata.

 

Lucia Sciacca racconta il rating Welfare Index PMI e i 22 Welfare Champion

Quest’anno Welfare Index PMI ha introdotto un’importante novità: il Rating Welfare Index PMI, uno strumento che permette alle imprese di comunicare il proprio livello di welfare in modo più semplice e immediato, facendo diventare il welfare aziendale un vantaggio competitivo, oltre che a stimolare un percorso di crescita.

Tutte le imprese partecipanti all’indagine sono state classificate con un valore crescente da 1W a 5W, sulla base dell’ampiezza e del contenuto delle iniziative, dell’originalità e delle politiche di welfare.

5W – Welfare Champion (ampiezza molto rilevante, almeno 8 aree, intensità elevate)
4W – Welfare Leader (ampiezza rilevante, almeno 6 aree, discreta intensità)
3W – Welfare Promoter (ampiezza superiore alla media, almeno 5 aree, più di una iniziativa per area)
2W – Welfare Supporter (ampiezza media, attive in almeno 3/4 aree)
1W – Welfare Accredited (welfare in fase iniziale, attive in meno di 3 aree)

Sono 22 le aziende che hanno ottenuto le 5W: storie d’eccellenza, ovvero aziende che hanno attuato un ampio ventaglio di iniziative per il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie, con soluzioni originali: Acli Servizi Trentino, Agrimad, Fungar, Natura Iblea, Baobab Cooperativa Sociale Onlus, Castel, Colorificio San Marco, Consorzio Agrario Adriatico, Consorzio Farsi Prossimo, Conte Vistarino, Ecosviluppo, Gas Rimini, Il Piccolo Principe Onlus, il Pugno Aperto Società Cooperativa Sociale, La Nuvola Onlus, Monnalisa, Siropack Italia, Sonzogni Camme, Stranaidea Onlus, Thun Logistic, Vesti Solidale Onlus, 3C Catene.

Nel video Lucia Sciacca, direttore Comunicazione e Social Responsibility di Generali Italia, racconta questo nuovo servizio per le imprese: il Rating Welfare Index PMI, che permette di comunicare il livello di welfare di ogni impresa e che l’imprenditore potrà utilizzare anche all’esterno per comunicare il livello dei servizi offerti ai propri collaboratori.

Marco Sesana: “Una priorità diffondere la cultura del welfare nel nostro Paese”

L’intervista a Marco Sesana, Country Manager e Amministratore Delegato di Generali Italia, durante l’evento di presentazione del Rapporto 2017 e del primo Rating Welfare Index PMI che si è svolto ieri, Martedì 28 Marzo presso la LUISS Guido Carli a Roma, alla presenza anche del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti.

Durante la giornata Sesana ha dichiarato: “Il welfare aziendale è una priorità strategica per Generali Italia, innanzitutto per i nostri oltre 14mila dipendenti, per i quali nel tempo abbiamo costruito un’articolata serie di servizi, dalla previdenza complementare alla sanità integrativa, ai flexible benefits. Un’esperienza che mettiamo a disposizione di tutte le aziende nostre clienti, in particolare le piccole e medie imprese, grazie alla presenza capillare della nostra rete sul territorio”.

Welfare Index PMI – ha proseguito – costituisce la naturale evoluzione di questo modello poiché si propone in collaborazione con le Confederazioni, di diffondere questa cultura nel nostro Paese, con i numerosi vantaggi che ne derivano per l’impresa e i lavoratori.”

Rassegna stampa del 29 marzo 2017: Rapporto 2017 e primo Rating Welfare Index PMI

Per raccontare l’evento di presentazione del Rapporto 2017 e del primo Rating Welfare Index PMI sono stati pubblicati: 42 articoli, 5 passaggi video, 9 post e 8 video sulla pagina Facebook Welfare Index PMI.

L’evento è stato coperto anche con una diretta Facebook live che ha raggiunto 20.000 utenti, che si aggiungono ai 400 presenti in sala.

Di seguito potete scaricare la rassegna stampa e TV di Welfare Index PMI del 29 marzo 2017:

Rassegna Italia – 29.3.2017

Rassegna Giornali Locali Italia – 29.3.2017

Audio-Video – 29.3.2017

AGGIORNAMENTI:

Rassegna stampa – 29-30.3.2017

Rassegna stampa – 30.3.2017

Rassegna stampa siti news – 28-29.3.2017

Welfare Index PMI 2017: il circolo virtuoso del welfare aziendale

Tra le 12 aree di welfare aziendale crescono le iniziative legate a: sanità integrativa, conciliazione vita-lavoro, sostegno alla maternità, attività per il territorio, ma anche per la cultura e per il tempo libero.

  • In un anno raddoppiano le imprese molto attive nel welfare aziendale (18,3%). Il 40% delle Pmi è attivo in almeno quattro aree
  • Fidelizzazione e soddisfazione dei dipendenti, i risultati del welfare aziendale
  • Per lo sviluppo futuro del welfare sono necessarie più informazione e alleanze tra imprese
  • Assegnato a 22 aziende il Rating 5W: i “Champion” nel welfare attivi almeno in 8 aree: clicca qui per leggere le storie delle realtà premiate

Le piccole e medie imprese sono sempre più attente al welfare aziendale per il benessere dei dipendenti. Sanità integrativa, conciliazione vita-lavoro, sostegno alla maternità, iniziative sul territorio, ma anche attività per il tempo libero e la cultura. Queste sono le aree del welfare cresciute più velocemente nell’ultimo anno.

I fattori chiave per la futura crescita del welfare nelle piccole e medie imprese italiane sono la conoscenza delle norme, degli incentivi e degli strumenti del welfare aziendale, insieme alla possibilità di aggregarsi in rete di impresa. E’ quanto emerge dal Rapporto 2017 – Welfare Index PMI,  promosso da Generali Italia con la partecipazione delle maggiori confederazioni italiane (Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni), che per il secondo anno ha analizzato il livello di welfare in 3.422 PMI italiane (+60% rispetto al 2016).

Lo studio è stato presentato oggi all’Università Luiss di Roma a una platea di imprenditori, rappresentanti delle istituzioni, docenti e studenti, ed è stato commentato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, da Marco Sesana, Country Manager e Amministratore Delegato di Generali Italia, Alberto Baban, Presidente Piccola Industria Confindustria, Mario Guidi, Presidente Confagricoltura, Cesare Fumagalli, Segretario Generale Confartigianato Imprese e Gaetano Stella, Presidente Confprofessioni.

“Il welfare aziendale è una priorità strategica per Generali Italia, innanzitutto per i nostri oltre 14 mila dipendenti, per i quali nel tempo abbiamo costruito un’articolata serie di servizi, dalla previdenza complementare alla sanità integrativa, ai flexible benefits.  Un’esperienza che mettiamo a disposizione di tutte le aziende nostre clienti, in particolare le piccole e medie imprese, grazie alla presenza capillare della nostra rete sul territorio”, ha dichiarato Marco Sesana, Country Manager e Amministratore delegato di Generali Italia. “Welfare Index Pmi costituisce la naturale evoluzione di questo modello, poiché si propone, in collaborazione con le Confederazioni, di diffondere questa cultura nel nostro paese, con i numerosi vantaggi che ne derivano per l’impresa e i lavoratori”.

Il RAPPORTO 2017 – WELFARE INDEX PMI

Welfare Index PMI ha monitorato le iniziative delle imprese in dodici aree (previdenza integrativa, sanità integrativa, servizi di assistenza, polizze assicurative, conciliazione vita-lavoro, sostegno economico, formazione, cultura e tempo libero, sostegno ai soggetti deboli, sicurezza e prevenzione, welfare allargato al territorio e alle comunità).

Le protagoniste della crescita sono state le imprese già attive, cioè quelle che avevano avviato piani di welfare aziendale anche negli anni precedenti. In particolare, le imprese molto attive, che attuano iniziative in almeno sei aree, sono quasi raddoppiate: 18,3% del totale rispetto al 9,8% del 2016.

Le aree che sono cresciute di più rispetto allo scorso anno sono:

  • la sanità integrativa (47% delle Pmi ha realizzato almeno un’iniziativa, rispetto al 39% del 2016)
  • la conciliazione vita-lavoro (31% aziende attive, rispetto al 22%), con iniziative di flessibilità dell’orario e dell’organizzazione del lavoro (lavoro a distanza, estensione congedi maternità e paternità)
  • welfare allargato al territorio (23% aziende attive, rispetto al 15%), dove spiccano i contributi alle comunità locali per attività di volontariato e centri ricreativi, che le Pmi hanno un forte legame con il loro territorio
  • cultura, ricreazione e tempo libero (5% delle aziende attive, rispetto al 3%), con incentivi per i dipendenti per eventi culturali e tempo libero (convenzioni con palestre, abbonamenti o biglietteria per cinema e spettacoli, formazione extraprofessionale – musica, teatro, fotografia)

Tra le altre aree rimane stabile, ma di fondamentale importanza, la previdenza integrativa: il 40% delle imprese intervistate ha dichiarato di avere attuato iniziative per integrare le prestazioni del sistema pensionistico a favore dei propri dipendenti.

Tuttavia, l’indagine evidenzia che la maggior parte delle Pmi sta ancora muovendo i primi passi nel welfare aziendale: il 58% ha iniziative in non più di tre aree, a dimostrazione che il welfare aziendale si sta sviluppando in modo graduale.

L’area geografica non è significativa, determinante è la dimensione delle imprese

Come nella scorsa edizione, non c’è una differenza significativa a livello geografico: la diffusione territoriale delle iniziative non cambia tra Nord, Centro e Sud. Ad esempio, la sanità integrativa è stata adottata da almeno una Pmi nel 35,6% a Nord, nel 34,3% al Centro e nel 33,5% al Sud.
Quello che differenzia molto il tasso di iniziative di welfare è la dimensione aziendale. Sempre sulla sanità integrativa, si passa dal 23,7% delle imprese con meno di 10 addetti, fino al 72,4% delle imprese dai 100 fino al 250 addetti. Ciò significa che le Pmi hanno il problema di come strutturare le iniziative di welfare su una popolazione minima di lavoratori in azienda. Non è solo un tema di risorse, ma anche di informazioni disponibili e di competenze interne.

Fattori chiave di successo: la conoscenza degli strumenti e le alleanze tra imprese

Il principale fattore di successo dell’adozione di misure di welfare aziendale è la conoscenza, ovvero l’informazione sulle norme, sulle opportunità fiscali e sugli strumenti di welfare, come i flexible benefits: solo due aziende su 10 hanno una conoscenza precisa delle regole e degli incentivi del welfare aziendale, e sono le più attive.
Le alleanze e le reti d’impresa sono la via che permette alle Pmi di raggiungere la massa critica. Nel 22% dei casi, le aziende più attive si sono associate con atre imprese o hanno utilizzato servizi comuni di tipo associativo.

Risultati del welfare aziendale: migliora la soddisfazione e fidelizzazione dei lavoratori

Welfare Index PMI ha chiesto alle Pmi l’obiettivo per cui adottano iniziative di welfare aziendale e quali sono stati i risultati. La maggior parte (50,7%) ha dichiarato che lo scopo principale è migliorare la soddisfazione dei lavoratori e il clima aziendale. Il 16% la fidelizzazione e la produttività del lavoro. Sul primo obiettivo, il 71% delle imprese molto attive (in almeno 6 aree) ha dichiarato di aver già ottenuto risultati positivi e di attendersi ulteriori miglioramenti nel lungo periodo.

3.422 imprese dei 5 settori produttivi e terzo settore

La ricerca, realizzata da Innovation Team – Gruppo Mbs Consulting, giunta alla seconda edizione, è stata condotta su un campione di 3.422 Pmi, il 60% in più rispetto allo scorso anno (2.140 imprese nel 2016). In particolare, è stata monitorata la crescita del welfare aziendale nel 2016, anno fondamentale per il welfare, grazie a nuove norme che hanno introdotto importanti incentivi alle iniziative delle imprese.  Rispetto alla prima edizione, l’indagine è stata allargata a 5 settori produttivi (lo scorso anno erano 3): industria, commercio e servizi, agricoltura, artigianato, studi e servizi professionali, più il terzo settore.

RATING WELFARE INDEX PMI E LE AZIENDE PREMIATE

Quest’anno Welfare Index PMI ha introdotto un’importante novità: il Rating Welfare Index PMI, uno strumento che permette alle imprese di comunicare il proprio livello di welfare in modo più semplice e immediato, facendo diventare il welfare aziendale un vantaggio competitivo, oltre che a stimolare un percorso di crescita.

Tutte le imprese partecipanti all’indagine sono state classificate con un valore crescente da 1W a 5W, sulla base dell’ampiezza e del contenuto delle iniziative, dell’originalità e delle politiche di welfare.

5W – Welfare Champion (ampiezza molto rilevante, almeno 8 aree, intensità elevate)
4W – Welfare Leader (ampiezza rilevante, almeno 6 aree, discreta intensità)
3W – Welfare Promoter (ampiezza superiore alla media, almeno 5 aree, più di una iniziativa per area)
2W – Welfare Supporter (ampiezza media, attive in almeno 3/4 aree)
1W – Welfare Accredited (welfare in fase iniziale, attive in meno di 3 aree)

Sono 22 le aziende che hanno ottenuto le 5W: storie d’eccellenza, ovvero aziende che hanno attuato un ampio ventaglio di iniziative per il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie, con soluzioni originali: Acli Servizi Trentino, Agrimad, Fungar, Natura Iblea, Baobab Cooperativa Sociale Onlus, Castel, Colorificio San Marco, Consorzio Agrario Adriatico, Consorzio Farsi Prossimo, Conte Vistarino, Ecosviluppo, Gas Rimini, Il Piccolo Principe Onlus, il Pugno Aperto Società Cooperativa Sociale, La Nuvola Onlus, Monnalisa, Siropack Italia, Sonzogni Camme, Stranaidea Onlus, Thun Logistic, Vesti Solidale Onlus, 3C Catene.


Durante l’evento, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono state premiate le migliori storie di welfare per ogni settore:

Per l’industria, la caratteristica delle azioni di welfare è stata la pianificazione e ampiezza delle soluzioni (accordi integrativi, sistemi di flexible benefit e una fruizione personalizzata dei servizi). I premiati:
1. Sonzogni Camme, “Orario di lavoro a misura d’uomo”;
2. Colorificio San Marco, “La spesa etica si fa in ufficio”;
3. Siropack Italia, “Tutti a scuola”.

Per il commercio e i servizi, le iniziative per favorire la conciliazione tra tempi di lavoro e vita familiare. I premiati:
1. Gruppo Società Gas Rimini, “Il mercatino a portata di ufficio”;
2. Thun Logistics, “L’ambiente di lavoro comincia dagli spazi”;
3. Consorzio Agrario Adriatico, “La salute prima di tutto”.

Per l’agricoltura, le iniziative di attenzione al territorio, l’impegno ad aggregare le comunità e a sostenere le imprese più deboli:
1. Fungar, “Nuovi cittadini, bisogni da risolvere insieme”;
2. Agrimad, “La comunità al centro dell’impresa”;
3. Conte Vistarino, “Coltivare le persone”

Per l’artigianato, i progetti per la tutela della sicurezza e del benessere dei dipendenti, come fattore di successo dell’impresa. I premiati:
1. 3C Catene “Il merito val bene un bonus”;
2. Gruppo C.I.A. “L’importanza della squadra”;
3. Sartori Costruzioni, “Costruire benessere”.

Nella categoria Studi e servizi professionali, per l’impegno nella cultura e nella formazione dei collaboratori e una flessibilità del lavoro a tutela delle dipendenti. Sono stati premiati:
1. ACLI Servizi Trentino, “Esigenze di ciascuno, opportunità per tutti”;
2. Studio Piermassimo Aversano, “Il tempo delle donne”;
3. Studio Tommaso Sila, Microcredito macrorisultati.

Inoltre, sono state assegnate quattro menzioni speciali:

  • Valore Donna a Monnalisa, per le iniziative per il sostegno della maternità e alle esigenze del lavoro femminile, “L’impresa vicina alla famiglia”
  • Integrazione Sociale a Natura Iblea, per l’inserimento di persone immigrate con iniziative di mediazione culturale e sostegno, “Uomini e ambiente: il valore è nel rispetto”, che riceve la medaglia della Presidenza del Consiglio
  • Terzo Settore a Ecosviluppo Onlus, per l’impegno ambientale e sostegno all’inserimento sociale dei soggetti deboli, “Insieme per costruire nuovi progetti di vita”
  • Agricoltura Sociale a Dopo di Noi, per i progetti di inclusione lavorativa e sociale dei disabili e delle persone a rischio di emarginazione, “Il valore di abilità diverse”